Archivio mensile:novembre 2014

Fuoco blù

FIRE_1Song’ tre anni che appiccio machine ‘ra polizia, vago ‘ngenziando come ‘nu cane ra’ presa pel’autogrill, aqquadro la situazione, mi annascuo, quanno i maccaroni scengono a pigliare ‘o cafè, li posteo e come trasono, ci piscio una tanica di benzina e rongo fuoco. È ‘na fatica ‘o saccio, ma vulite miettere ‘a soddisfazione ‘e verè ‘e fiamme che arravogliano ‘o blù? Tengo un metodo che è cchiù meglio ‘re paranze, con la machina in moto scenno e faccio ‘u fatto, aroppo sgommo e vago via cantando comm’ a Modugno a uso mio, però: nel blù delle fiamme | e ancora cchiù blù | ci sta Vicienz’ ‘o piezz | che ti appiccia tutto ‘o riest. Non addomandatemi quelle cose da mierici: pecché ‘o fai, che te ne viene, e chellate cose che mi abboffano la vuallera, ‘o faccio pecché tengo lo stomaco di appicciare, Continua a leggere

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Luciano Bianciardi

Caro L,

1920417_974985149182234_8603485889700063619_nero certo che non ti saresti più voltato, e invece eccoti qua. So bene che il tuo è stato sempre un gioco a stupire, capovolgere, estremizzare. Ma confesso che questa non me l’aspettavo. Hai invertito rotta, fatto il gran salto, te la spassi alla grande con il tuo amico Enrico Molinari, traduci dall’italiano all’inglese i grandi della nostra letteratura, e la collana che curi negli Stati Uniti è un cult. Da New York deve sembrarti tutto infimo, distante, e tremendamente ridicolo. Continua a leggere

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Francis Turatello, nato ladro

Tutto-il-resto-è-noia-coverIndossava pellicce, girava in Rolls-Royce e al collo portava una svastica d’oro tempestata di diamanti, Francis Turatello re di Milano, anche se era un ragazzo di provincia. Al trono c’era arrivato grazie ai sequestri, alle bische clandestine, al cinismo, all’arroganza che lo aveva portato da «Ciccio banana» – per via del ciuffo che piegava sulla fronte – a «faccia d’angelo», boss della capitale lombarda. Erano gli anni Settanta, Milano non era ancora «livida e sprofondata», ma un’occasione da prendere al volo, e lui l’aveva capito. C’erano la nebbia, il grigio della periferia e i quartieri operai da dimenticare. Continua a leggere

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Domenico Rea, una vampata di rossore

131155712-937a7a0d-3c37-414b-9d7c-a50e9645bb4eLa sua Nofi, fa quasi tenerezza nel candore e nelle risposte dei cittadini. Un vago ricordo in pochi. Ecco cosa rimane di Mimì Rea. Una strada e una statua. Il resto di niente. Almeno qui, a trenta chilometri da Napoli. La realtà è amara, diversa da come la si immagina. «Rea chi?»…«No, non lo conosco»…«’A via?»…«’O regista?»…«Ubaldo Rea?» Sorprendono, non poco, la dimenticanza e i balbettii persino di un commesso della libreria che precede piazza Diaz. Continua a leggere

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Lucio Mastronardi, ecco cos’era tutto quel catrame

lamusaevVigevano ha il capo voltato indietro, l’anima esile e i piedi pesanti. Sembra una statua di Alberto Giacometti, persa su un campo di battaglia. Vive gli ultimi scampoli di una gloria passata – che si sente ancora nell’aria – pagando le accelerazioni economiche in termini sociali. Mondo in piccolo che spiega un’epoca. Ancora oggi, come ieri nei libri di Lucio Mastronardi, racconta l’Italia. È un valido campione per capire cosa ci sta succedendo. Sbollita la febbre della gomma da trattare e mettere sotto i piedi e delle produzioni calzaturiere, esaurita anche la fase metalmeccanica – progettazione e produzione di macchine a servizio delle calzature – nata sulla scia dell’esigenza di velocità (vero verbo dopo i danè), si ritrova scoraggiata, barcollante, in cerca di un nuovo inizio, di una nuova corsa. Continua a leggere

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