La campionessa che ruba a Topolino

laure-manaudou-natation-france-l-une-des-plus-grandes-nageuses-de-l-histoire-s-est-arretee-a-22-ans_66974_w620Laure Manaudou, nuotatrice francese (oro, argento e bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004), è stata fermata e poi rilasciata per aver sottratto gadget, insieme a una amica e a sua figlia Manon, uscendo dal parco giochi di Disneyland Paris. Duecento euro di oggetti per la Manaudou e trecento quelli dell’amica, entrambe non avevano valutato le telecamere. È curioso che una nuotatrice che ha passato buona parte della sua vita a sottrarre tempo agli altri e a se stessa, a lottare contro chi la registrava e contava, non abbia pensato di essere vista, finendo come Vallanzasca. Dalla sua biografia “Entre les lignes” sappiamo che non amava nuotare almeno quanto Agassi non amava il tennis, ma entrambi hanno resistito e vinto. Conosciamo il suo carattere focoso – tutti ricordano la storia con Luca Marin, poi fidanzato della Pellegrini –, conosciamo anche il suo corpo: per via di alcune foto fatte circolare da un altro suo ex, sappiamo che si è rifatta il seno per mostrare il suo essere donna, ma non sapevamo e non ci aspettavamo che avesse anche l’hobby della sottrazione della roba d’altri, per dirla con un comandamento. Lei non ha giustificato il furto, che si è risolto con una ammonizione e il pagamento della merce, iscrivendosi alla squadra di chi non resiste e deve rubare nonostante potrebbe possedere degli isolati, da Winona Ryder alla tennista Jeniffer Capriati, dalla cantante Jewel alla ginnasta Olba Korbut fino all’attrice Hedy Lamarr. Non è mai piacevole essere fermati a una cassa e poi portati in commissariato, di solito non si sa che dire, poi nel caso di una campionessa c’è sempre qualcuno che avvisa la stampa, che scatta foto, per evitare la scena muta, abbiamo l’elenco delle migliori scuse: 1) Storica: “eseguivo solo degli ordini”. 2) Politica: “è una forma di lotta contro l’esasperazione capitalista del mercato che ci impone l’acquisto ossessivo di tutto quello che ci appare davanti, creando falsi bisogni” – da questo punto si può scegliere l’ipotesi sinistra con la tirata marxista sulla merce, o quella di destra con il nichilismo nietzschiano. 3) Pedagogica: “mostravo a mia figlia quello che succede a non rispettare le leggi” e nel caso aggiungere anche uno sproloquio religioso con le diramazioni da scegliere tra le indicazioni dei maggiori culti monoteistici. 4) Nazionalista: “è questo il paese che amo, la sua efficienza, i controlli, so che potrei lasciare anche mia figlia da sola, perché siamo un’unica grande nazione”. 5) Marxiana – intesa come dei fratelli Marx – : “ho distratto perché mi son distratta” da dirsi fischiettando o fumando ma trattandosi di un luogo chiuso ed europeo la seconda ipotesi di scena cade. 6) Negazionista: “queste non sono le mie mani, questa borsa non è mia, quella nel filmato non sono io, non conosco questa donna che mi sta di fianco, questa non è mia figlia e via così fino a negare anche l’esistenza del parco giochi, la Francia, l’Europa, il mondo. 7) Mistica: “ho sentito una voce che mi diceva fallo”. 8) Complottista: “è un disegno dell’Isis o del nemico del momento”. 9) Sordiana – nel senso di Sordi Alberto –: “c’ho avuto ‘a malattia” allegando certificato medico. 10) Cina: “dichiararsi cittadino cinese, anche in assenza di caratteri somatici e vera cittadinanza” e poi buttarla sulla discriminazione, scegliendo un’altra categoria da allegare alla scelta geografica, premurandosi di scegliere una minoranza con una precisa rappresentanza se non politica almeno sociale. Per sostenere le scuse ci vuole il giusto tono, un po’ scuola di Francoforte un po’ pianto di bimbo. Il resto è scena.

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3 thoughts on “La campionessa che ruba a Topolino

  1. rodixidor ha detto:

    Forse non è corretto dirlo ma tenuto presente il tono delle giustificazioni io direi che con una Topolina così anche Topolino avrebbe chiuso un occhio 😀

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