Lo scarto tra Higuain e la normalità

hIn apparenza sembra tutto facile, quando sul cross di Ghoulam dalla sinistra, Gonzalo Higuain di testa ricorda al portiere Gabulov lo scarto tra lui e la normalità. Con una mossa, marginale ma deviante il giusto per pareggiare, coglie l’angolo basso nella porta della Dinamo Mosca. Il resto lo fa Mertens provando e riprovando a entrare nell’area di rigore avversaria in modo ondivago e irridente, con i suoi dribbling, le sue accelerazioni, i continui guizzi e le frenate improvvise, fino a quando Valbuena, stufo, pone fine alle sofferenze dei suoi compagni, e lo stende. Rigore. In questo caso, Higuain non deve far altro che ricondurre sul dischetto il suo spirito opportunistico, la sua tirannica voglia di segnare a ripetizione, e replicare: capovolgendo risultato e partita. Un tiro forte e centrale che però Gabulov si perde, cadendo per la seconda volta sotto i colpi dell’argentino. È in sere come queste che tutti prendono coscienza dell’estraneo, dell’indefinibile, dell’alieno, che per brevità viene definito campione. Così, quando in mezza rovesciata, dopo uno stop di petto che sembra un carezza dannunziana, senza nemmeno guardare, segna il terzo gol, non c’è bisogno di scomodare i classici russi per capire che dove finiscono gli schemi e le tattiche comincia l’abilità tecnica di quelli come Higuain, che vanno oltre il tempo delle semplici gare di Europa League. Gli attaccanti che conoscono i trucchi lunatici capaci di girare le partite come coperte. Le sue invenzioni diventano incubi per i difensori della Dinamo Mosca, e palloni da raccogliere alle proprie spalle per il portiere. Palleggia in aria di rigore, la smista di tacco, in una beffarda e inesorabile supremazia calcistica; dribbla a testa alta e con una facilità da giardinetti, riducendo i suoi marcatori in silhouettes. Non c’è sorpresa ma contemplazione per un calciatore che ha dei numeri da ammaliatore. Con i suoi movimenti tranquillizza, assolve, e domanda ai compagni una dimestichezza organizzativa, un principio ordinatore che lo vede inizio e fine, regista e attore. In un infallibile pragmatismo. Si materializza ovunque, alternando il suo individualismo a una generosità che è prima parolaia e poi d’azione. Si fa emanazione infernale, perde la sua insolenza, che spesso lo penalizza, e guadagna una convinzione di gesti e movimenti che lo portano a svettare su tutti. Quando è così tranquillo e sicuro, non c’è partita, diventa un feroce giustizialista. E sembra dire allo stadio: lasciatemi divertire, questa è una di quelle partite nelle quali conosco il destino di ogni pallone. Tutto il resto finisce sullo sfondo, riducendosi in dissolvenza a cominciare dallo spavento iniziale. Diventa il distruttore della geometrie della Dinamo Mosca e delle illusioni di Stanislav Cherchesov, precipitandoli in un realismo sudamericano che li condanna ad essere sconfitti. E, invece, cristallizza nella memoria dei napoletani una sera perfetta, fatta di istanti magici, portandoli fuori dalle rozze questioni quotidiane, che poi è quello che si chiede al calcio. Higuain, assolve in pieno il suo compito di trasformatore di giorni normali in eccezionali. Ristruttura il sogno, legittima le aspirazioni e si piazza nella memoria straordinaria del tifo napoletano, ribadendo la sua originalità d’attaccante.

[uscito su IL MATTINO]

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