Il passo del gambero

1428916790_189942_1428938016_noticia_fotograma«Perché solo adesso?» disse qualcuno che non ero io. Perché la mamma non la smetteva… Perché io, come allora, quando il grido si allargò sull’acqua, volevo gridare, ma non potevo… Perché la verità in non più di tre righe… Perché solo adesso. Con me le parole si sentono ancora a disagio. Qualcuno che non ama i pretesti mi inchioda alla mia professione. Già da sbarbatello svelto di scilinguagnolo, dice, lavoravo come volontario in uno dei giornali di Springer, in poco tempo mi sono fatto abilmente le ossa, più tardi ho stiracchiato pezzi per il «taz» strapazzando Springer pur di aumentare le righe, poi ho ridotto al minimo le parole come marchettaro di agenzie di stampa e per un lungo periodo, da indipendente, ho condensato in articoli quel che l’attualità scodellava di fresco: ogni giorno qualcosa di nuovo. Nuove del giorno. Può darsi, ho detto. Ma gente come noi non ha imparato nulla di diverso. se adesso devo cominciare a dipanare la matassa, tutto ciò che mi è andato storto verrà ascritto all’affondamento di una nave, appunto, perché allora la mamma era agli ultimi giorni di gravidanza, e perché insomma sono vivo solo per caso.  E dunque eccomi di nuovo al servizio di qualcuno, ma per il momento posso prescindere dalla mia modesta persona, perché questa storia comincia molto prima di me, più di cent’anni fa, e precisamente nella città residenziale di Schwerin, Meclemburgo, che si estende tra sette laghi, sulle cartoline mostra la sua identità con la Schelfstadt e un castello turrito, e ha superato le guerre restando esteriormente intatta. All’inizio non pensavo che un buco di provincia, da un pezzo tagliato fuori dagli eventi, potesse attirare qualcuno, turisti esclusi, ma poi la località da cui parte la mia storia è diventata di colpo attuale, su Internet. Un anonimo mi ha fornito informazioni che mi riguardano direttamente, con date, nomi di strade e pagelle scolastiche, ha voluto a tutti i costi aprire un pozzo senza fondo per chi come me ama rovistare nel passato. Quando gli aggeggi apparvero sul mercato, mi sono subito procurato un Mac con modem. Il mio mestiere esige questo richiamo di informazioni vaganti per tutto il mondo. Ho imparato abbastanza bene a usare il computer. In poco tempo, termini come browser e link per me non furono più turco. Cliccando sul mouse andavo a pescare informazioni per usarle o buttarle via, saltellavo da una chat all’altra, per capriccio o per noia, rispondevo anche alla posta spazzatura più cretina; visitai brevemente due o tre siti porno, e alla fine di una navigazione senza meta mi sono imbattuto in home page nelle quali cosiddetti «nostalgici», ma anche nazistelli di primo pelo, sfogavano la loro stupidità su pagine cariche d’odio. E di punto in bianco – col nome di una nave come parola chiave – avevo beccato l’indirizzo giusto: www.blutzeuge.de. In caratteri gotici, una «associazione di camerati di Schwerin» piazzava motti vigorosi. Tutta robaccia fuori tempo massimo. Più da ridere che da vomitare. Da allora non ci sono dubbi di chi sia il sangue che deve rendere testimonianza. Però non so ancora se, come ci hanno insegnato, debba essere dipanata prima una cosa, poi l’altra e quindi questa o quella storia di vita, o se invece devo tagliare la strada al tempo in diagonale, press’a poco alla maniera dei gamberi, che fingono di camminare all’indietro scartando di lato, eppure avanzano con una certa rapidità. Sicura è soltanto una cosa: la natura, o per meglio dire il Mar Baltico, ha sempre dato il suo assenso a quanto qui verrà riferito, già molto prima di mezzo secolo fa.

 

[Günter Grass, Il passo del gambero,  traduzione di Claudio Groff, Torino, Einaudi 2002]

 

Foto di Julian Rojas

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