Il compleanno

0Nel giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno Rafael Benitez si regala una partita perfetta. Non succedeva da tempo di vedere un Napoli come quello che ha giocato contro il Wolfsburg. Forse perché si sapeva che le difficoltà sarebbero state grandi e gli ostacoli altissimi. Ma la risposta di Benitez e della sua squadra è stata fortissima e compatta, si è visto un calcio preciso, passaggi di una bellezza da costellazione, e un carattere che è mancato all’intera stagione napoletana. C’è quasi un amore estroso ed internazionale per le partite fuori dall’Italia, dove il tratto distintivo di Benitez emerge, si differenzia, e mostra la squadra che è mancata. In questi salti, tra l’altezza delle partite europee e quelle italiane sta tutta la parabola spezzata di Rafa Benitez. La geometria razionale che riesce a imporre a sprazzi, quasi che sia l’allenatore spagnolo sia i suoi calciatori abbiamo bisogno di sfide e diversità, trasformandosi. Quando sembrava che Benitez e il Napoli fossero rimasti impaludati nel guado tra irresolutezza e sprazzi di estetica calcistica, è arrivato il materialismo di una partita che appartiene a una categoria sovrana. Per la prima volta, nella stagione, il Napoli e Benitez hanno fatto corpo, hanno unito merito e bisogno, e superato quella che fino ad ora era la migliore squadra dell’Europa League. L’evanescenza della Coppa Italia, l’irrazionalità del campionato italiano, l’anomala inquietudine di Benitez devono essere diventate ispirata espressione oracolare, pensiero e parole, prima ancora di modulo e schemi. Sarà per questo che abbiam rivisto le punte di misticismo calcistico di Higuain e i gol illuministi e illuminanti di Hamsik, e quello beffardo “y final” di Gabbiadini. Si è costruito una vittoria fatta di mosse studiate non certo figlia del teatrale ritiro voluto da De Laurentiis. Benitez ha mostrato la sua consapevolezza, fuori dalle lotterie calcistiche tanto amate dai tifosi napoletani. Sottovoce, ha lavorato a una gamma di azioni che in campo contro il Wolfsburg hanno cancellato gli errori che rischiavano di rovinare la stagione. Nel giorno del suo compleanno esce vittoriosamente non tanto dalla Volkswagen Arena quanto dalla morsa del dubbio che lo aveva stretto nell’ultimo mese. Con l’aria intima che hanno solo quelli che sanno andare oltre vittoria e sconfitta perché prima guardano al come sono arrivate, Benitez dopo molti tentativi ha fatto collimare estetismo calcistico e risultato. La sua faccia, già prima della partita, lasciava intendere che a questi livelli non si scherza, e lui ha rivelavo la sua sapienza, proiettando sul campo un Napoli diverso, nei fini, per ogni ripartenza o persino parata di Andujar sembrava di sentire il suo “spalla a spalla”, e intanto i calciatori tedeschi, i loro sforzi, e tutto il ciarliero nuvoloso e fastidioso accompagnamento nel pre-partita: svaniva. Cancellato dalla precisa esecuzione degli ordini beniteziani, che trasformavano la partita del Napoli in una insurrezione di gioco, accompagnato da un entusiasmo enorme, da un piacere nei tocchi, da manovre eleganti e circolari, che finivano nella manifesta stupefazione del risultato. È la partita perfetta, quella riuscita a Benitez, accompagnata anche da una compiacenza di alcuni episodi, ma questo non la sporca. Ha scritto una sceneggiatura perfetta, disegnando una nuova biografia al suo Napoli: una trasposizione di gioco e visione, che ha convinto. La psicologia beniteziana respingeva come una eresia infame il bilancio negativo della stagione, riusciva a trovare del buono pure quando tutto sembrava perduto, ed è grazie a quella respinta, però, che il Napoli è ridiventato la sua squadra. Riprendendo a misurare il campo e ad occuparlo, e ogni giocatore a cominciare dalla panchina ha riassunto dentro di sé, l’essenza di Benitez. L’aspetto migliore di tutto il suo tempo a Napoli, è proprio questa capacità di andare oltre, di non lasciarsi condizionare, avendo un mondo, una lingua e un carattere che sono la trasposizione calcistica della supremazia di pensiero.

[uscito su IL MATTINO]

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