You are my Sunshine

European Swimming Championships 2014 in BerlinTra gli Abbagnale e Valentino Rossi, l’epica della fatica e l’esigenza di migliorarsi con spregiudicatezza. Federica Pellegrini porta l’argento nella staffetta donne 4×200 ai Mondiali di Kazan. Una gara in rimonta, tra le svedesi e cinesi, davanti – imprendibili – le americane. Grande e difficile la sua gara, ha nuotato le ultime quattro vasche in 1’54″73,  finiti gli aggettivi. Fluidità estrema, capacità di adeguarsi ad ogni situazione, dominio. Ogni volta una sorpresa, ogni volta una gioia, in quello che Luciano Bianciardi chiamava “il nuoto in scatola”. Federica Pellegrini è un teorema ormai, che si dimostra in gara: per quanto la realtà e il tempo provino a metterla in disparte, la retta tracciata dalla sue bracciate porterà sempre al podio. Ha trasformato la rigorosa idea – che potremmo dire gramsciana – della vasca-fabbrica in una dimensione di leggerezza capitalistica. La sua è una modernizzazione con vittoria, un cambio antropologico senza sconfitte. Se si sommano le sue vittorie sembriamo persino un paese organizzato, invece, siamo solo la solita Italia dei grandi individualisti che si fanno scuola. La Pellegrini è la Mennea delle vasche, si è costruita da sola, si è strutturata lavorando in modo moderno, e senza inibizioni ha mostrato un carattere che non trova corrispondenze. La possiamo accostare ad altre imprese, possiamo provare a compararla per brevità di racconto, ma lei rimane la ragazza selvaggia, cannibale, capace di sforzi epici come quest’ultimo e di uscite di testa che comunque mostrano un autentico profilo, una biografia dispari. Il suo agire in acqua e fuori: racconta una diva, una forza della natura che va oltre gli schemi. Le sue crisi di pianto la rafforzano, i suoi vezzi la umanizzano, ogni sua esitazione ce la restituisce come la ragazza italiana chiamata in continuazione a dimostrare il teorema che incarna. Tanto che ormai – per alcuni – le sue vittorie sono normalità, le sue medaglie routine. Federica Pellegrini oltre che un teorema è un romanzo popolare, appartiene al sentimento del paese, è annodata alla storia, sta nei discorsi e si appresta a farsi monumento. A salvarla è la sua voglia di normalità, come quando canta Johnny Cash di “You are my Sunshine”, nel post podio con le altre nuotatrici della staffetta: Alice Mizzau, Erica Musso e Chiara Masini Luccetti. La campionessa si stacca dalla foto di gruppo di un paese che non riesce ad avere la stessa allegria e la stessa determinazione e deve accontentarsi di immedesimarsi nelle sue imprese, vivendo l’incapacità di replicarle, limitandosi ad assorbirle. Appare irresistibile, perfettamente congruente, e soprattutto le riesce di stare sempre sul filo delle emozioni, nella parte di chi le distribuisce. Non è sovrapponibile, per quanto le sue gare siano impegnate e pratiche cerimonie di vittoria, riesce a incrociare nelle sue bracciate la semplicità. È una ragazza senza paranoie, libera, che al massimo ha cercato d’essere sexy, lasciandosi guidare, quando hanno provato a copertinizzarla; ma poi ogni volta che torna in acqua, tutti le meticolose etichette si bagnano e sciolgono, e rimangono solo le sue gare. L’ingresso in acqua rimaterializza il felice incantesimo che sono i suoi tempi, il corpo riscrive istantaneamente la verità, riporta tutto all’elementarità del gesto. Il gesto che obbliga la misura. La misura che ci restituisce la sua grandezza.

[uscito su IL MATTINO]

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