Ho visto ballare gli occhi di una manza

Stasera è venuto a trovarmi Dino, un amico che fa il falegname per Prada, costruisce negozi uguali in diverse parti del mondo. Suo padre lavorava al macello comunale come il mio, abbiamo giocato insieme, lui: un marcantonio la metteva dentro di testa sui cross miei, poi ci siamo separati: campi, posti diversi. Dopo un po’ è tornato al paese, ha fatto molti lavori, ha divorziato quando ha scoperto che la moglie lo tradiva ed è andato via. È uno di poche parole Dino, stringe forte quando abbraccia e non recita banalità, dice che vede il dolore negli occhi. E quando gli chiedo da dove venga sta cosa, se ne esce con un discorso da poeta. Risponde: l’ho capito guardando mio padre, ci pensi quanta morte avevano visto i nostri genitori, senza nemmeno una guerra: mio padre a furia di guardare manze morire, ogni volta che posava il suo sguardo sulla mia testa mi metteva paura, allora sono andato a guardare le manze, le ho viste, tu anche, e la cosa che faceva veramente orrore erano i loro occhi, mi ricordo di una sera che lui mi ha raccontato di un vitello che dopo il primo colpo era ancora vivo, perché il colpo non aveva sfondato il cranio e lui ha dovuto sparare di nuovo e ha visto gli occhi ballare, diceva, e no, non voleva guardarmi.

[Marco Ciriello, Per favore non dite niente, Chiarelettere]

Foto di Franco Borrelli

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