Mou contro Eva

Josè Mourinho è la versione calcistica di Mordecai Richler: ha costruito la sua carriera presentandosi come un distruttore del calcio politicamente corretto. Proprio come  lo scrittore canadese autore de “La versione di Barney” si è reso protagonista di una serie intensa di azioni anticonformiste. È un allenatore indubitabile e magnifico nell’esercizio postmoderno del ruolo ma è anche un attore straordinario che piega la realtà alle sue esigenze e spesso alla sua costruzione della verità. Una sorta di spartano della vittoria a qualunque costo. Non importa se a farne le spese sono i suoi o gli avversari. Qualche tempo fa toccò a Jorge Valdano – filosofo del calcio anti-ogm – direttore sportivo del Real Madrid, questa volta è toccato alla bella Eva Carneiro, medico ufficiale del Chelsea dal 2011. Mourinho ha criticato enfaticamente la Carneiro durante la prima partita di Premier League, quando è entrata in campo (su invito dell’arbitro) per accertarsi delle condizioni di Eden Hazard – tra l’altro uno dei migliori calciatori della squadra –; mancavano pochi minuti alla fine della partita: il Chelsea, già in 10 uomini, stava pareggiando 2-2 in casa contro lo Swansea. Mourinho ha detto che si è incazzato perché «anche i medici devono capire il gioco»: Hazard non era grave e la Carneiro col suo intervento ha costretto il Chelsea a giocare per alcuni momenti in 9 contro 11, compromettendone la rimonta, aumentando i rischi di subire gol, e spezzando l’agonismo che il portoghese tende a creare – citofonare Ibrahimovich che lo ripete anche ai parcheggiatori –. E dopo l’estetizzante solita conferenza stampa dove spiegava la sua reazione da Bruce Lee a bordo campo, ha chiesto – e pare ottenuto – un ridimensionamento della Carneiro con un allontanamento dai campi. La bella dottoressa ha ricevuto solidarietà ed ha ringraziato, da lì è partito un contropiede contro Mourinho, i suoi metodi, il suo linguaggio, e soprattutto il suo carattere. “The Guardian” ha dato rilievo alla storia – che la marcatura uomo donna sia paritaria – e persino Abramovich, che odia questo tipo di attenzioni sulla sua squadra e su di sé, viene dato per incazzato (dai commentatori che non conoscono la Russia) anche perché si parla di tribunale per riavere il ruolo centrale nello staff medico della squadra. Fuori dai formalismi borghesi dei giornali, e, trattandosi di Mourinho, fuori dal politicamente corretto, siamo in una situazione ideale dove il portoghese si muove da mattatore, può scegliere la voce e il testo, e i critici più scaltri stanno già pensando che la Carneiro è solo una coprotagonista che non ha letto il copione, questa scena serviva a coprire il pareggio in casa, ad accrescere il mito del protagonista, e a dare in pasto a giornali e tifosi un altro tipo di discussione, creando un urst (acronimo di unresolved sexual tension), quello che a cinema è un amore impossibile, tipo: Leon e la ragazzina, nel film di Luc Besson. Invece è stata girata male – complice la solidarietà pelosa e i seguenti cross vezzeggiativi – e ora rischia di diventare un vero motivo di tensione. Mourinho sembra aver perso la portata delle proprie trasgressioni ma anche questa è apparenza. Non legittimerà mai lo sbrego della dottoressa, il suo comportamento l’ha portata fuori dall’etichetta mourinhniana e ora deve prendersi tutti i rischi e le conseguenze. Chi pensa che l’allenatore non abbia una strategia non lo conosce, proprio come Barney il personaggio di Richler – che chiamava di notte il nuovo compagno della sua ex moglie mettendolo in croce – così Mourinho è pronto a strafare, mettendo in difficoltà squadra e società nel caso queste non comprendano le sue ragioni. Mourinho è sempre l’estremo di tutto e non è che sovrapponibile, non esiste altra modalità. Se altra modalità ci sarà: assisteremo a un nuovo corso della versione di Mourinho.

[uscito su IL MATTINO]

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