Boccaccio sport

Fossimo nel “Decameron” e ci fosse una nuova settimana di racconti, oggi sarebbe la giornata dei triangoli amorosi nello sport. Una novella per aspettare non che passi la peste nera ma il Ferragosto sui social. In una giornata di gran vena dopo una notte di bagordi, in una estate che ormai è sempre più a vocazione individualistica, a totale mancanza di complicità. Sì, perché un tempo le disillusioni amorose o le concessioni sessuali – dipende da che lato del campo guardate – rimanevano a farsi maltrattare nelle armoniose curve dei letti e al massimo sbattevano contro gli spigoli delle camere dove c’erano quei letti; anche perché avvenivano fuori dallo sport, al massimo si contaminavano con cinema e spettacolo, coinvolgevano il luogo di allenamento, insomma non sporcavano il campo (d’azione). Poi arrivò la parità e in certi casi la vasta superiorità femminile, e tutto si mischiò, inchinandosi, piegandosi all’innata supremazia del sesso comodo all’interno dello stesso sport. A dire il vero, va anche aggiunta una precisazione politicamente scorretta: un tempo le atlete non erano così soprannaturalmente belle e il problema non si poneva. Quindi invasione della bellezza più contiguità ecco che qualunque catenaccio – d’amicizia o matrimoniale – crolla. In pratica siamo di fronte a una rivoluzione che nessuna singola unità di consorzio o se volete per brevità coppia, può scansare e che comunque modifica i comportamenti nello sport e nella vita, con delle eccezioni rare. Partiamo dalla prima delle storie che compongono la nostra novella postmoderna, in più parti e con intervalli pubblicitari – of course –. C’è una prevalenza degli uomini sulle regole e le zone, e una tendenza all’improvvisazione che bordeggia i comportamenti individuali – claro que sì – peggiori (avverto per i moralisti e per chi è fermo alla Dama Bianca). Siamo ai Masters di Montreal, nel post scambio sotto rete il tennista Nick Kyrgios – un Tarzan con la racchetta – che sta affrontando Stan Wawrinka – quello che piace alle mamme – in un impeto mourinhano gli dice: «Kokkinakis è andato a letto con la tua fidanzata, mi dispiace dovertelo dire» (la fidanzata è Donna Vekic altra tennista). Sì, per i nomi sembra di essere in un romanzo di Jeffrey Eugenides e anche per la trama ma la notizia è un’altra: siamo nel tennis postmoderno che porta in campo le relazioni, e che si muove su più piani, prima ancora della sorella di Zinedine Zidane che fece il suo esordio in una finale mondiale su scelta di Marco Materazzi. È una scelta strategica forte che svela un mondo e che dice: lo sport è un valore fino a un certo punto, limitatevi ai gesti, che vedete nel tempo di gioco, il resto è contemporaneità come e più di un bar. La seconda storia ci fa saltare dai campi di tennis alle piscine: dove qualche anno fa avevamo avuto il doppio triangolo sulla stessa ipotenusa: Federica Pellegrini che con smisurato piacere vinceva e macinava sottrazioni e rilanci amorosi incrementando il caos nel mondi disciplinato del nuoto, in un album togli a Laure Manaudou – che voleva strapparle gli occhi e le braccia –, prendi Luca Marin, posa Luca Marin, rilancia Filippo Magnini, aspettando il resto con la richiesta agli attori di collocarsi di buon grado nel disegno generale di Federica. Il povero Heidegger con il suo “Essere e tempo” viene scavalcato dagli eventi e dalle numerose medaglie che la Pellegrini ha vinto mentre componeva il puzzle del core (viene da una poesia di Yeats e sta per cuore del cuore, il cuore profondo, anche perché si tratta di apnea e poi dobbiamo o no rendere omaggio a Boccaccio?). Le ultime storie della nostra novella, son tre e farebbero impazzire uno come Sergio Leone, proprio gli si stapperebbero le arterie come fuochi a Piedigrotta, perché tutte hanno a che fare col doppio tradimento: amiciziamore. Dalle piscine passiamo ai campi di calcio dall’Inghilterra all’Italia sorvolando la Spagna. I calciatori diventano i simboli di una epoca calcistica che un vecchio cowboy come Maradona non riesce a comprendere, e infatti quando spiega la sua legge Michele Serra gli oppone il moralismo, invece basterebbe sapere che Clint Eastwood o Cormac McCarthy direbbero uguale. John Terry cinque anni fa era appena diventato il papà dell’anno, era anche il capitano della Nazionale, e si venne a sapere che aveva avuto una relazione con Vanessa Perroncel, che era la moglie di Wayne Bridge, ex compagno di squadra e soprattutto il suo migliore amico. Tutto cominciò quando proprio Bridge gli aveva confidato che il suo matrimonio stava attraversando il punto più basso, Terry forse per smentire Max Pezzali pensò di inficiare la regola dell’amico. E di peggio fece Ryan Giggs – a lungo bandiera del Manchester United e pupillo di Ferguson – che per otto anni era andato a letto con Natasha moglie del fratello Rhodri, siamo a Shakespeare, prima di arrivare a Jorge Amado con la storia che chiude, quella che vede Wanda Nara, Mauro Icardi e Maxi Lopez battersi a colpi di tweet e foto su Instagram. Lei è la bella – c’è a chi piace –, lui: l’amico ragazzino che cresce nel mito dell’altro: Maxi Lopez, e poi gli prende moglie e carriera. Si parte dall’Argentina, si passa per Barcellona e si consuma tutto a Milano. Maxi sposa la Miss Wanda, tre figli poi il tweet di rottura: “Hasta acá llego mi amor”, il resto sono accuse di tradimento, tribunali, e infine un fotoromanzo a puntate su Instagram. E così mentre i fari degli stadi si spengono, le tribune si svuotano, lo spettacolo continua sui social e negli spot, nessuna allegoria felliniana, nessuno balla, anzi segue violenza fisica e verbale, quasi che l’allenamento servisse a vibrare più forte il colpo e non ad educare alla disciplina. Dite che è la fine di una epoca o solo quella della nostra novella?

immagini tratte da “Maraviglioso Boccaccio” dei fratelli Taviani

[uscito su IL MATTINO]

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