Biglietto lasciato prima di non andare via

Ormai tutti sappiamo che il calciatore Mario Balotelli non esiste, lo sanno molti allenatori, lo sanno in Premier League – sì, certo tranne Noel Gallagher e Mino Raiola – e lo sanno moltissimi tifosi; già da qualche anno questa ipotesi si andava diffondendo. Ogni tanto lo avvistano poi no, poi sì, nel nuovo triangolo delle Bermuda: Milano-Manchester-Liverpool, tratta che ha percorso molte più volte delle fasce dei campi dove si diceva che avrebbe giocato, e dove è riuscito ad essere più presente rispetto alle azioni di contropiede. A parte le iraconde oscillazioni di Galliani, le illusioni dell’intera città beatlesiana, e l’eretismo scanzonato di Mansur bin Zayd Al Nahyan, tutti gli altri sapevano che Balotelli non c’era. Il suo apparire sui giornali era tutto un non esserci, un mostrarsi in posti dove non fu mai: gli stadi. Lo ha scoperto Prandelli nel peggiore dei modi per la nazionale italiana, lo ha appreso casualmente Buffon, mentre a Cassano – quelle poche volte che era presente a se stesso – fu il disordine dell’attacco italiano a dargliene certezza. In questi anni Inter, Manchester City, Milan e Liverpool hanno provato a dargli materia di riflessione, pura teologia rispetto alle sue partite, ogni tanto qualche difensore diceva di averlo marcato, altri ne calcolavano le possibili traiettorie dei tiri – visti da pochi fedeli –, altri ancora giuravano e spergiuravano di averlo visto segnare alla Germania in un Europeo, ma poi al momento della verità mancavano sempre prove sufficienti per poter dire: sì, Balotelli esiste, è un vero calciatore, uno capace di risolvere le partite, dominarle, cambiarle. Al suo nome si intrecciavano speranze e motti, che poi divenivano imprecazioni e disperazione pallonara. Ogni ricerca del calciatore si riduceva in un nulla di fatto, a volte si parlava oscenamente di lui, a volte si tentava la Provvidenza, lo si paragonava alla Provvidenza: per vederlo bisognava crederci, per leggerne le azioni bisognava aver fede, e c’era gente disposta a farlo, il penultimo è stato l’allenatore del Liverpool: Brendan Rodgers, ora si è fatto avanti il predicatore Siniša Mihajlovic che si spera non finisca a mendicare un frammento della sua presenza. Adesso che Balotelli ha di nuovo un popolo e una casa, lo stesso popolo che aveva avuto irriverenti dubbi, e la stessa casa dove si era già perso, dovrebbe farsi calciatore di buona volontà, darsi una presenza e una gerarchia morale. Ci saranno promesse di apparizioni ad ultrà e non a semplici pastorelli, ci saranno di nuovo sacche di pazienza e palloni da gestire, azioni da finalizzare e forse niente più tenebre, finalmente il calciatore assente Balotelli: si mostrerà. Forse contro tutti quelli che dicono che questa è una ipotesi che ha finito di essere utile al calcio italiano, lui, attraverso il suo procuratore, fa sapere che ha smesso di essere dannoso, ma avrebbe dovuto dire che ha smesso di essere assente; il vero problema di Balotelli e la sua assenza nella classifica marcatori prima ancora della sua presenza nei locali notturni – dove viene avvistato come gli ufo –. Bisognerebbe persuadersi, quel ruolo e quella maglia sono sempre stati vacanti, Balotelli è una idea di calciatore che l’Italia si è fatta perché voleva un Ibrahimovich nero, politicamente corretto, con la biografia dickensiana ma non tanto, un po’ di dolore e una spruzzata di incomprensione, tanta fisicità, tecnica e potenza, e si è trovato un supplizio, qualche sprazzo di gioco e moltissime promesse, in totale assenza di divinità calcistica. Sappiamo cosa ha preso il posto di quel niente: il lamento; adesso si spera in una resurrezione Lazzaro-calcistica, un piano quinquennale che lo salvi dalla panchina prima di rimettercelo, l’ultima prova prima del ridicolo, l’ultimo giro di maglia, squadra, campo, società, prima della fine. Il Pastore Mihajlovic dice di averne percepito una nuova forma, ingentilita dai fallimenti, pronta a ripartire per poter dimostrare di avere una carnalità calcistica, disposta a mettersi di nuovo nel mezzo dell’attacco e provare a girarla in porta smettendo di oscillare tra follia e crudeltà masochistica.

[uscito su IL MATTINO]

 

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One thought on “Biglietto lasciato prima di non andare via

  1. […] dell’operazione Donnarumma che gli farà comprare la casa di Walt Disney o chissà che altro, c’è il capolavoro Balotelli, un giocatore che esiste in una partita sola, quella degli europei contro la Germania, e che Raiola […]

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