Le Corbu

La gente mi guarda nuotare, nel momento in cui ho deciso di essere quel che sono: un uomo che si lascia andare, ho provato un gran sollievo, lo sono stato più in là di tutti, e ora sto per smettere, ma tutto questo il fotografo non lo sa. La competenza del suo sguardo è inutile per le mie bracciate da dilettante, la mia esperienza è un’altra, è nel cemento armato e nella costruzione di spazi, lui, cercava una attrice ed ha trovato me, attendo dunque che mi faccia sapere il legame. Gli ho urlato: Va’, va’ a fotografare Brigitte Bardot, io non interesso a nessuno, io sono solo corbeau, un corvo. Amo l’impermanenza dei confini che solo l’associazione del mare e del mio occhio sinistro spento: possono regalarmi; è una qualità parassitaria la mia, che mi rende scoperto da un lato, indifeso ma mai supplichevole, mai perdo la devozione alla mia natura offensiva e di dominio. Sono stato straordinariamente sleale a uomini, donne e Stati ma sempre fedele a me stesso, e tutto questo il fotografo non lo vedrà. Le sofferenze orizzontali di cui Wright mena vanto, per me non sono che una possibilità superata, io, io, ho scelto l’erranza e la scissione che mi hanno portato alla disparità della curva, all’esasperazione che ho, poi, pagato con la solitudine, la stessa di adesso, di questa ultima nuotata, e di questa foto che mi vede nell’atto di partenza. Periferico rispetto al ruolo occupato, ho scelto la ghigliottina dell’acqua e la direzione del sole, ho scelto il mare come binario, fuori dalle stanze irregolari, fuori dalle città e dai labirinti autostradali, ho scelto la semplicità, e chissà se il fotografo l’ha capito. Niente più soluzioni di interrogativi urbanistici o architettonici, niente più immaginazione da trascrivere, niente più conferenze, niente più recita a soggetto, niente: fregi, volontà, attese, bolle, arrampicate; niente. Da sempre l’ultimo giorno è dentro di noi, e quando ti appare, quando hai la nitida certezza dell’arrivo, ti mancherà sempre qualcosa, e, a me, ora, consapevole, manca una vertebra, no, non la mia ma quella di Yvonne, strappata al fuoco prima e alla cenere dopo, avrei dovuto infilarla nel costume, tenerla con me, spero che qualcuno abbia la cura di farlo, di ricongiungerla a me, ma temo che tutto questo il fotografo non lo vedrà. L’estate è dispersione.

 

[Foto di Henry Pessar, spiaggia di Cap Martin, Costa azzurra]

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2 thoughts on “Le Corbu

  1. […] più veloce di Messi, però poi vedo Pirlo rifare se stesso, ripetere le sue dolci forme, come un Le Corbusier che non si stanca e mi sento in pace col mondo, ritrovo un motivo per andare allo stadio e persino […]

  2. […] o moderne torri e sale d’attesa di un aeroporto asiatico. Va a vedere quello che resta di Le Corbusier in India, e capisce che le idee non sopravvivono al tempo, va nei cimiteri per salutare i morti […]

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