Cartellino Verde ipocrisia

Nessuno ha mai chiesto a Gaetano Scirea, Agostino Di Bartolomei, Giacinto Facchetti o Javier Zanetti di essere quello che sono stati sui campi, “illustrandosi” per le belle giocate e i bei gesti sportivi, non serviva. Lo erano a prescindere dall’agonismo, dai premi, dalle partite. La luce dei fari sopra di loro, le urla delle curve intorno a loro e la legge morale dentro di loro. Adesso la Lega di serie B introduce il cartellino – simbolico – verde per premiare i gesti belli, il fair play e non in campo, ma dopo: nei referti degli arbitri, una medaglia scritta e orale ma non materiale che serve a nascondere la natura del gioco, quella degli uomini e gli scandali che hanno coinvolto molte squadre del campionato di B. Partito in ritardo, con una riffa per salvare i tanti traditori del calcio, di Kant e della legge (morale e non). Per capire come il cartellino sia una operazione di marketing buonista, quasi una estensione dei sondaggi televisivi – vota il migliore, vota il più buono, vota il più bello – bisogna scomodare la Bibbia e Giobbe – che poi aveva la praticità e la saggezza di Nereo Rocco – quando, posto alla prova tra maledire Dio o soffrire, risponde alla moglie: Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male? Portiamo in campo questo atteggiamento e capite che il cartellino verde è un telo steso a coprire non i brutti gesti e a incentivare quelli buoni, ma il resto: tutti quei gesti che partono da fuori, dai bilanci truccati agli accordi sul risultato, dal traffico di cartellini a quello di gol da segnare e subire. Potremmo dire che il bel gesto dovrebbe essere una forma di libertà come quello scorretto, e come tutti i grandi gesti deve prescindere dal premio, dalla segnalazione, dall’incoronamento. Lo insegna Dustin Hoffman in “Eroe per caso”. Prendete Paolo Di Canio, in lui hanno vissuto le due anime del calcio – tutti ricordano i suoi gesti opposti – anzi l’anima del calcio: che è fatta di vittorie e sconfitte, azioni belle e brutte, giornate assurde e altre meravigliose; lui era ed è il soldato Joker di “Full Metal Jacket” capace di sparare al nemico avendo il simbolo della Pace sull’elmetto, capace di far convivere le due anime in quello che per brevità chiamiamo genere umano. Il cartellino verde è un cedimento alla finzione della bontà, che non tiene conto del libero arbitrio, perché se è giusto sentenziare gli errori è inutile premiare – e solo simbolicamente, non ci saranno sconti di pena sui cartellini rossi e gialli – quello che dovrebbe essere naturale compiere: la banalità del bene. Daniel Passarella picchiava perché aveva piacere a farlo e non perché fosse scarso, poi in lui c’era una precisa strategia che andava oltre lo stile di gioco, l’imposizione fisica nel gioco, il controllo militare dello spazio assegnato in campo e nessun premio alla bontà lo avrebbe fatto desistere. L’errore o il tradimento devono necessariamente far parte del gioco altrimenti non c’è trama. Pellé forse, forse, risponderà a Dio del suo gol di gomito a Malta, Maradona per il suo di mano si riscattò subito dopo: quale Dio o chi per lui avrebbe condannato il primo gol dopo aver visto il secondo? Certo non avrebbe preso il cartellino verde, ma allora perché non farlo contare, fino a trasformarlo in una vera e propria indulgenza plenaria con un titolo a punti da assegnare a fine anno e la promessa che questo va anche per quello, cioè per il Processo finale: quando bene o male dovremo fare due conti? Se persino le squadre di calcio salesiane non sono state capaci di resistere alla piccola scorrettezza, pur di vincere – avendo poi la confessione come tempo supplementare – volete che ci caschino i difensori della serie B? Che per la A sarebbero disposti a fare qualunque cosa, sì, compresa la vendita di anima e cartellino, che spesso coincidono. Il calcio pone questione assai ardue che vanno risolte mettendo sempre il pallone nella porta avversaria, e gli unici limiti del campo non sono il bene o il male ma gli occhi dell’arbitro, come insegnava il Mister Peregrino Fernandez di Osvaldo Soriano.

 

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7 thoughts on “Cartellino Verde ipocrisia

  1. rodixidor ha detto:

    Il Calcio moderno non esisterebbe senza la Televisione. Parafrasando te quando parli di Dino Risi e l’estate italiana io direi che il Calcio l’hanno inventato Bruno Pizzul, Martellini etc e l’hanno commercializzato Murdoch e Berlusconi. Quindi non vedo di che sorprendersi per trovate televisive applicate a questo business che rimane televisivo. Se il Calcio fosse quel gioco con la palla su un campo fangoso con tutti i tifosi a prender sole, acqua e vento se ne parlerebbe solo fino al martedì se bisogna farlo per tutta la settimana invece allora occorre anche qualche additivo come il cartellino verde. 🙂

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