Le donne di Maradona

Più di Pelé, meno di Best: le donne di Maradona. Una serie, il cui prototipo è Claudia Villafane: primo amore, prima moglie, madre putativa di Diego e madre naturale di Dalma e Giannina – le due figlie –, compagna, amica, manager, infermiera e molto altro. È il testimone mai sentito da  agiografi e biografi, è la relazione di minoranza sempre trascurata, un caveau sentimentale che custodisce i segreti di Diego, poi c’è la scia (rubia) bionda o quasi tutta bionda: un folto gruppo che segue, si antepone, magari riesce anche a scalzarla ma comunque deve farci i conti. Anche ora che Diego Armando Maradona vuole prendere in sposa – a Roma col suo vescovo, dribblando il diritto canonico – Rocio Oliva, mentre è in causa con Claudia e litiga con la precedente compagna Veronica Ojeda madre del piccolo Diego Fernando: è questa la pala d’altare o la soap opera – scegliete voi – che racconta gli ultimi anni del campione argentino: tre bionde, un bimbo quello della Ojeda, in prospettiva c’è il figlio napoletano avuto dalla Sinagra, e lui che balla in mezzo, no, no, niente tango, piuttosto una quadriglia con la tristezza che solo un fado saprebbe catturare. È un romanzo di Jorge Amado, o almeno ci vorrebbe uno così per acchiapparle tutte le donne di Maradona: vere e attribuite, note e ignote, possedute e mancate, e quelle solo desiderate. Ma partiamo dall’inizio, da Dalma Salvadora Franco, per tutti: doña Tota, la Madre, quella che fingeva di aver mal di stomaco per dare la sua parte di cibo a Diego che tornava dagli allenamenti dall’altra parte di Buenos Aires, per quella generosità e molto altro, la signora Dalma è rimasta un cardine indiscusso di tutte le giostre femminili maradoniane, fino a diventare manifesto dell’amore per le donne – certo, fatte salve alcune sberle filmate da Rocio Oliva –. Il fatto è questo, Dubai: in tribuna offendono la fidanzata – all’epoca: Verónica Ojeda –, Maradona si accorge del lamento, lascia la panchina dell’Al-Wasl  e dal campo sale per discutere con chi si lamenta della presenza femminile, segue rissa. Nel post partita va di rap: «Chi offende una donna è un codardo, perché io vengo da una donna, e tu vieni da una donna – indicando un giornalista – e pure quello scemo in tribuna, e io mi porto dentro questo sentimento». Game Over. Altro che spot contro il femminicidio, se poi si tiene conto che Maradona ha detto queste cose agli arabi a casa loro, si capisce il resto: che è Claudia, la seconda donna. E si vede tutto il suo peso in una scena del documentario di Emir Kusturica, è un attimo, ma chi lo ha visto non può dimenticarlo, Maradona in un club di Buenos Aires canta una canzone che riassume le sue imprese – cocaina compresa – e man mano che l’emozione cresce, le strofe si fanno intense, lui chiama prima le figlie: Dalma e Giannina che subito accorrono e poi con uno sguardo che è incrocio tra Chaplin e Bambi chiede a Claudia di ricomporre la famiglia, ma Claudia è inflessibile, non va, Maradona canta con sempre più malinconia, poi Kusturica si chiede quanto conti quella donna, ma non riesce a saperlo, perché non è misurabile. Sembra una cattiveria al film prima che a Maradona non andare e rifare il quadro di un tempo, ma il fatto è che Claudia conosce Diego dai tempi di Villa Fiorito e lo ha amato perché era quel ragazzo tutto riccioli che gli impazziva dietro non perché stava per diventare il Dio del calcio. Claudia – è evidente – è la donna ideale di Maradona, quando l’ha tradita, quando ne ha scelto un’altra, era sempre una donna che le somigliava. Da Buenos Aires a Barcellona e da lì a Napoli: Claudia è stata la sua Madre Teresa, poi sono arrivate Dalma e Giannina; lei per il popolo maradoniano negli anni è stato di tutto, alla fine era “solo” una donna di buona volontà e con le preoccupazioni da madre, ha sopportato troppo di sicuro, dallo scandalo della relazione con Cristiana Sinagra che si presentò in tivù per raccontare di Diego jr, alle cento donne che venivano attribuite a suo marito per ogni battesimo, comunione e persino matrimonio che lo vedeva testimone, padrino o semplice invitato di lusso. I giornali gli attribuirono anche Heather Parisi e Raffaella Carrà, o ultima Eva Victoria Amodeo, e, dopo, persino una notte con Wanda Nara quando ancora non era la moglie di Maxi Lopez ma solo una aspirante Miss Argentina o qualcosa di simile, in una serata che vedeva Maradona presiedere giuria e desideri (condivisi, poi). Su Diego e le Miss argentine c’è tutto un filone di attribuzioni, che segue la serie Diego e le presentatrici dei Talk Show argentini e a ruota ma è una serie breve: Diego e le attrici. Mancano al catalogo – per ragioni di Stato e Rivoluzione, ovvio – le ragazze cubane e le infermiere colombiane. In mezzo – come un colpo di scena in una puntata andata in onda tardi – c’è Jana Maradona, riconosciuta nel 2007, avuta da Valeria Sabalain, irresistibile cameriera. È difficile mappare i desideri di un imperatore (calcistico) come Maradona, per ogni quadro aggiornato uscirà sempre una Sinagra a rivendicare amore, prole e soldi; quello che però si vede e bene, nel rapporto di Diego con le donne è tutto nella sua ultima gara ufficiale: Mondiali negli Stati Uniti, partita con la Nigeria, 25 giugno del 1994 a Foxborough in Massachusetts, esce dal campo inconsapevole, è un ragazzino che scherza, impugna una asciugamano di spugna bianca, e ci gioca, la fa roteare, con l’altra mano stringe quella dell’infermiera americana, un donnone da “America oggi”, bionda – ancora una volta – alta, massiccia, tutta vestita di bianco con una croce verde sul petto a destra, lei è algida, non partecipa, è l’autorità, ha una distanza che è tradita solo dal gesto di accettare la mano del calciatore. L’ultima immagine – prima che volti le spalle – è di profilo: per il suo braccio sinistro e la fascia, blu, da capitano dell’Argentina, davanti c’è un ranger e Diego riesce a mollargli una pacca sulla spalla, forse gli dice qualcosa, ma è una donna bionda che accompagna l’uscita di scena dal calcio di Maradona.

[uscito su IL MATTINO]

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2 thoughts on “Le donne di Maradona

  1. […] e infine per i continui viaggi in Argentina dove nasceva Dalma, la sua primogenita, e dove Claudia Villafañe, era tornata. La generosità di Bagni è indiscussa proprio perché enorme, ai limiti del […]

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