Eutopia

Difficile non è immaginarsi un nuovo mondo ma disegnarlo, fornire una mappa dei propri desideri, rendere concreto quello che non esiste: Alessandro Chetta l’ha fatto con “Eutopia”. Ha creato un nuovo paese, stato, continente, mischiando il mondo, annullando le distanze, spostando isole e vulcani, ponti e spiagge, aeroporti e monumenti, in un ideale paese che racchiudesse i posti cari visti o quelli ancora più cari perché mancanti alle sue visite, i posti dei cartoni animati giapponesi e quelli della sua vita, le isole greche e quelle portoghesi, in un gioco di ricostruzione, cucitura e rattoppo. Uno dei pezzi più belli riscrive un percorso che diventa romanzo: dal Vesuvio Napoletano si scende alla spiaggia di Copacabana e da lì attraversando il ponte di Brooklyn si arriva a Gaza. Chetta mischia epoche e videogiochi, posti del passato e del presente, creando un nuovo tempo con una nuova storia e soprattutto una nuova geografia. Il risultato sono dei quadri-cartina (con nove settori cromatici) che mostrano una realtà ingannevole ma possibile, bugiarda ma non lontana, falsa ma non per questo non credibile, una vera piccola opera d’arte da rincorrere attraverso mari mischiati, case capovolte e città traslate: perché che cosa sono le opere d’arte se non la reinvenzione del mondo? Alessandro Chetta per me è una sorta di Eta Beta col cervello di un Asimov napoletano, fa mille cose, sperimenta linguaggi differenti, macinando di continuo, una sorta di catena di montaggio dell’immaginazione. Questa volta attinge da Alighiero Boetti, cromaticamente e idealmente, lavorando di taglio e cucito sulle cartine geografiche del mondo, sulle mappe delle metropolitana, sulle guide della Lonely Planet, persino citando – senza averlo letto, lo so perché gli ho chiesto – Jed Martin un personaggio di Houellebecq che ne “La carta e il territorio” lavorava sulle cartine stradali; Chetta va oltre, prova a disegnare quello che Italo Calvino aveva scritto, prova a unire quello che l’uomo più della natura ha diviso, e lo fa con molta ironia, tutta nei dettagli, come quando taglia il Ministero degli Interni cubano, o quando apre alla Torre Eiffel una vista sul mare, oppure quando piazza il British Museum al porto di Napoli; sono tante le combinazioni chettiane dalla Petra di Giordania alla metropolitana di Berlino. Un viaggio immaginifico, dal quale si esce con una nuova visione.

 

 

EUTOPIA  – Istruzioni per l’uso

di Alessandro Chetta è visibile a Napoli, presso l’ArtPoint della Banca Popolare del Mediterraneo in via Depretis 51, dal 6 al 27 Ottobre

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