Sto in ansia, dunque sono

Finite le ideologie non ci resta che il pallone, non è un caso che solo allo stadio si concretizzi un conflitto sociale e culturale fino a raggiungere la violenza, che fuori si fa al massimo status su Facebook. L’enciclopedismo ha vinto sullo stupore, i numeri sulle finte e i comizi, le tivù hanno cambiato la prospettiva prima ancora della lingua. La suggestione ha avuto la meglio su tutto il resto, basta un calciatore che non inciampi nelle primule e la metta in porta di tacco per farne un nuovo idolo – con corredo di pubblicità –, e se poi non gli ricapita più, con ansia se ne troveranno altri, in un susseguirsi di boati, grida e applausi per nascondere l’errore, il vuoto. Quello che un tempo si cuoceva sul fuoco ora si cuoce in tivù con le immagini. Attuando – inconsciamente – un dogma breriano: «sto in ansia, dunque sono», che poi è il concetto di base sul quale, negli ultimi anni, si regge il mondo calcistico ed economico.

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2 thoughts on “Sto in ansia, dunque sono

  1. rodixidor ha detto:

    Il calcio non è un’ideologia?

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