Lo schema Chrysler

Pirlo, a differenza di Fini, ha scelto la Juventus, e a Torino ritrova la materialità di una squadra che ne riconosce il peso borġesiano di magia e verità, e gli lascia gestire biblioteche e squadra, e se non fosse per l’ego-tismo di Sergio Marchionne gli Agnelli gli affiderebbero anche la Fiat. Ma nell’azienda si sta sviluppando un acceso dibattito tra uomini e zona, Marchionne è un sostenitore del calcio estero, vuole investire nei paesi dove il pallone non è ancora diventato religione e pretende un aziendalismo da Barcellona con tutti a giocare con il medesimo schema, mentre i tesserati Fiat – ancora legati al calcio a uomo – reclamano un trattamento balotelliano ma purtroppo hanno la Camusso e Landini e non il grande Mino Raiola. La sinistra italiana non è ancora pronta per affidargli la Fiom, «il paese non capirebbe» ripete Fassina a bordo campo come un Varriale. Il fatto è che nessun operaio italiano e nemmeno direttore di giornale è pronto per lo schema Chrysler, anche se Lapo insiste per affidare la primavera della Juventus a Mario Calabresi in una ostinazione ingraiana.

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