Archivio mensile:ottobre 2015

Il profeta Cruijff

Quando i giornalisti italiani andavano a intervistare Gabriel Garcia Marquez, alla fine, lui, gli diceva sempre la stessa cosa: «Lei torna subito in Italia?» Chiedeva con quel disincanto che i baffi accompagnavano alla perfezione, lo sprovveduto di turno rispondeva: «Sì, certo». E lo scrittore rilanciava: «Allora mi saluti Cesare Zavattini», buttando, distratto, l’amo, poi si voltava, aspettando la risposta che puntuale, dopo lo stupore, arrivava: Continua a leggere

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Only the Goalkeeper to Beat

SSC Napoli v ACF Fiorentina - Serie APepe Reina è l’ammuina nel feudo di precisione dell’area di rigore. In un territorio di geometria delimitata: porta la passione, si fa conduttore dell’energia che dalla città si riversa sulla squadra; tanto che spesso è costretto a stare fuori dalla sua zona di sorveglianza, senza abbandono, e in molti gli danno del libero aggiunto, in realtà è l’evoluzione dei portieri che non sanno stare fermi dentro gli angoli retti. Continua a leggere

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Volturno, il fiume dimenticato

Non ho una spiegazione ma i fiumi sono una roba da uomini, proprio come la fantascienza e i western. Altra regola, venuta fuori da questo assurdo viaggio, è che il Volturno può essere catturato solo a pezzi, per questo ho deciso di raccontarlo per singole parti e non intero. Avrete un racconto per foto. Si partirà dal dettaglio di quella foto per raccontare quel pezzo di fiume. Perché non ha una interezza da Po, non ha nemmeno una santità da Gange, e non ha nemmeno una energia spirituale quando lo si attraversa. Se ne sta deposto, isolato, circondato, nascosto. A percorrerlo si ha l’esatta misura della perdita, o comunque del mancato acquisto. Continua a leggere

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Azzurro Super Santos

“Una macchia di arancione in mezzo al blu” cantava Tony Tammaro, era il Super Santos, il pallone che saliva a cercare vetri e terrazze, scavalcava muri, usciva dai cortili e si perdeva: sotto una auto, lungo una discesa o nella stanza sbagliata, e dietro c’erano sempre dei ragazzini. Eravamo noi, tutti, e chi non l’ha fatto non sa cosa si è perso. Il Super Santos era il passaggio prima del vero pallone: quello di cuoio, e quello che veniva dopo la leggerezza del Super Tele – primi tiri –, figlio del Brasile che lo aveva partorito, seppure indirettamente. Continua a leggere

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Suburra o troppa pioggia

Il paradigma fondamentale di Stefano Sollima è che – quasi per autodefinizione – si tratta dell’unico regista di genere (italiano), o almeno così pare a leggere i giornali. Unica vedette cinematografica che salta dalla tv al cinema come se fossero collegate dal corridoio di casa sua. “Suburra” è annunciato come un film che – diverrà pure serie per Netflix – deve svelarci delle verità assolute, toglierci dal buio del dubbio, farci capire la deriva romana, ma finisce per essere solo l’ennesimo estenuante film che ripercorre – sorpassato – la realtà. Dice che arriverà l’Apocalisse, però, si tratta “solo” delle dimissioni del Papa e di Berlusconi. E viene da ridere per come Roma sia capace di digerire tutto: dalla coda alla vaccinara a Carminati, dai Casamonica a Marino, passando per i parlamentari italiani e Sollima. Continua a leggere

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