I pedadori dell’arca perduta

«È il destino dell’archeologo quello di vedere frustrati anni e anni di lavoro e ricerche», dice il professore Henry “Indiana” Jones Junior nel primo film della saga di Spielberg (un mondiale vinto nel 1974), preannunciando la fatica delle partite che lo aspettano, a lui come a Pirlo vengono affidate le ricerche che siano gol o arche, a quelli come loro si chiede alla Pizzul: «di soffrire per conto della squadra o del paese» e di «mettersi a disposizione del mister o del governo», e Pirlo come un ufficiale a Caporetto tiene la linea, difende il suo confine e contrattacca, violando, senza farsi prendere le fila degli avversari-nemici. Ma quello che sa, da archeologo del pallone, è che presto tutto questo non sarà possibile, non servirà più, perché stanno arrivando i Bale. Chi sono i Bale? Cercherò di spiegarvelo ma servirebbero Fruttero e Lucentini – con Ferruccio Parri tra i migliori politici del paese –. Dunque i Bale prendono il nome dal loro re: Gareth Frank Bale, gallese ma niente a che vedere con Borghezio e le sue truppe, discendente da John Charles: che sarebbe il nove di briscola, e Ian Rush: un settebello che non ne voleva sapere di sporcarsi nei bar di provincia. Bale e quelli che discenderanno da lui, sono, in pratica, un videogioco in 3D che sostituisce le carte senza perderne la memoria, in breve: al netto di fumo e alcol – se avete mai giocato a carte in un bar di paese prima della Bossi-Fini – e delle bestemmie, trascinando quell’agonismo in una sparatoria con conseguente strage in una rush hour di una città americana con una velocità tarantiniana. Ho reso il concetto? Se non vi è chiaro cercate i suoi gol con la maglia del Real Madrid, lo vedrete passare come la musica alla frontiera, lui ce l’avrà fatta, perché il suo è un calcio bambino soltanto un po’ latino rispetto a quello di Pirlo, sembra che viaggi senza pallone con i difensori dietro col fiato corto, è Bolt che sa tenere il pallone incollato al piede mentre corre, così mentre tutti lo esaltano, non pensando al fatto che ne arriveranno altri, che man mano perderanno quella che per brevità chiamo latinità di Pirlo, io penso che invecchiando rallenterà e no non ci sarà un Carletto Mazzone a offrirgli un posto davanti alla difesa, e al Real non potranno arretrarlo come fecero con Alfredo Di Stefano, e allora le immagini di Pirlo verranno a dirci ancora una volta che è da lui, attraverso lui, il suo lento camminare, i suoi felpati passi indietro alla Michael Jackson prima di calciare una punizione, che il calcio deve ri-partire. E lo so che sembra Cioran, perché anche io vedo Bale e dico Eh però, bello che si possa fare Messi più veloce di Messi, però poi vedo Pirlo rifare se stesso, ripetere le sue dolci forme, come un Le Corbusier che non si stanca e mi sento in pace col mondo, ritrovo un motivo per andare allo stadio e persino per tirarci via un libro.

[…]

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