Scoppiare di grandezza

Ha guadagnato una confidenza crescente col gol, costruendo il suo strapotere nelle aree di rigore avversarie, con gesti via via sempre più sicuri: prima calciando da vicino, poi allontanandosi e cominciando a tirare da ogni posizione, fino a concedersi tocchi esagerati, spavaldi, stoppando e ruotando col pallone, trovando una sicurezza che lo porta a sorridere dove prima malediceva e a segnare dove prima mancava. Per tutta la difficile partita con l’Udinese, Gonzalo Higuain, perfettamente a suo agio nel ruolo di padrone del campo e del Napoli sarriano, ha provato a segnare, però, un Orestis Karnezis si è mostrato impenetrabile, con una determinazione enorme. Allora Higuain ha preso a cercare gli angoli, come e più di un Indiana Jones con l’Arca Perduta, niente enfasi, sobrietà assoluta, con una tecnica crescente, un palo ma da posizione di fuorigioco anche se il gesto di girarsi al volo insieme al pallone smorzato dal petto ricorda ancora una volta Gigi Riva. E solo una uscita tsunami del portiere greco gli ha impedito di punire l’Udinese. Poi è cominciata la ricerca dell’angolo lontano alla sinistra di Karnezis, sfiorandolo di poco. Mentre cercava il gol, è arretrato su richiesta, si è messo a lanciare e smistare, a fare il faro in mezzo e poi a tagliare per ritornare nell’area di rigore avversaria, fondendosi nelle trame che Insigne, Hamsik e Allan costruivano. Facendosi “biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina” di calcio e infine volontà decisiva: col gol. Duecento, bisogna catalogarne con quello all’Udinese, nei club che lo hanno visto indossare la propria maglia, e via andare. Ricercando l’angolo con una ossessione da motore che gira e gira e canta, ipnotizzante, e che, mentre consolida la sua posizione di attaccante centrale per il Napoli e la sua Argentina, dice quanto sia cresciuta la sua precisione, la sua capacità di mettere il pallone nel punto più lontano della porta, con delle diagonali acutissime che attraversano quasi interamente le aree di rigore. Ogni sua azione è una sequenza di finezze calcistiche, con una malizia di ricerca che bordeggia l’autocompiacimento come quando cerca una palombella che avrebbe massaggiato l’euforia dello stadio San Paolo. In questa nuova stagione Higuain ha perso tutta la sua lunaticità in funzione quasi di un luminoso operaismo d’attaccante, incrocia la sua arte pallonara con il sacrificio collettivo di tornare per pressare e raddoppiare, uscendone come un uomo di buona volontà prima ancora che come “il migliore” in campo. Riuscendo a distinguersi sempre, a non separarsi dallo spirito della squadra, a non isolarsi mai dal gioco, e alla fine i risultati saltano agli occhi oltre che in classifica. È cresciuta anche la sua tenuta psicologica della partita, prima apparivano universi deregolati, ora, invece, sono porzioni precise di identità calcistica con discese e risalite (ardite) di posizione in campo. Il rovesciamento di prospettiva continuo porta i difensori dell’Udinese a degli stalli e a delle indeterminazioni che Higuain sublima in una fisicità pervasiva che lo porta a turno a condizionare Widmer e Danilo, e soprattutto Wague. La somma di questi numeri calcistici è per una volta esigua ma muove uguale il cammino del Napoli verso la vetta. Il gol di Higuain irradia il percorso e garantisce la salita, promettendo di cannibalizzare altre difese, e violare altre porte. Il Nuovo Higuain, con la sua enorme capacità anticipatrice nello stoppare e tirare, nel tirare e liberarsi, nel dribblare e andare dritto a porta, si colloca a una distanza siderale dal resto degli attaccanti del campionato italiano, allungando il suo corpo e la sua ombra sull’intera stagione calcistica. Fa una certa impressione sapere che è del Napoli, vederlo giocare in questo modo, ammirando il suo eclettismo. Il calcio ci ha insegnato la mutabilità delle cose – anche se in tempi lenti e lontani –, ci ha insegnato quanto sono precari gli equilibri e i tentativi napoletani di proporsi in vetta anche quando l’assedio è costante come in questi anni delaurentiisiani, ma in certe partite come quella con l’Udinese, si ha l’impressione che Higuain guardi e prima di guardare giochi, da una posizione di superiorità che apre a una strada nuova.

[uscito su IL MATTINO]

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