Buffon, 20 anni ti sembran tanti poi ti volti a cercarli e non li trovi

A dispetto di quello che il mio editor pensa, non ho nessun problema ad ammettere che l’ultima finale di Champions di Andrea Pirlo è stata al di sotto delle aspettative, e che il migliore in campo tra gli juventini è stato un altro, il portiere Gianluigi – che tutti chiaman man­zonianamente Gigi – Buffon. Quella finale è come un nido d’uccello costruito sul ramo più alto, una fatica enorme fatta cercando il cielo. Appare a tutti impalpabile e lontana. Quando Bettega gli rispose che «alla Juventus le occasioni con mancano», era appena finita la finale di Champions League del 2003, Gigi Buffon stava nei corridoi dell’Old Trafford a fumare e chiedersi ad alta voce: quando cazzo mi ricapita una finale di Champions? Quelle parole del dirigente juventino non bastarono, cadde in depressione, lui che girava con la maglietta di Superman, ed era sempre stato spavaldo in campo fin dal suo esordio in A col Parma a diciassette anni. «Era come se la mia testa non fosse mia, ma di qualcun altro; come se fossi continuamente altrove». Anni dopo ammise la depressione e la ricerca di valori morali che sentiva di non avere mentre intorno costruiva un impero e ci scommetteva su. Buffon è un arcitaliano, oscilla tra la dolcezza del ragazzo mai cresciuto e una spavalderia da ardito fascista, parla spesso di rispetto e lealtà senza preoccuparsi del contesto, è ribelle e istintivo e spesso sembra di sentir parlare l’ultrà della Carrarese e non il grande portiere di Juventus e della Nazionale. A salvarlo è la sua volontà di ferro, da trincea, per questo nell’ultimo anno è riuscito a tirare fuori di nuovo il ragazzino che – sulla spiaggia dei Bagni Unione 1920 – con le mani legate dietro la schiena superava gli ostacoli facendo capriole sulla sabbia: «Quante craniate ho preso! Ma mi piace pensare che così ho vinto la paura di buttarmi, di tuffarmi a terra anche quando non c’è la neve ad attutire il colpo». È stato il migliore in campo contro il Barcellona, nello stadio che lo aveva visto alzare la Coppa del Mondo, ha tenuto in gara la sua squadra ed ha mostrato che ha ancora un orizzonte. La sua opposizione a Messi, Suarez, Neymar era tutto quello che rimaneva del miglior calcio italiano. Buffon spesso è stato accostato a Zoff – che lo ritiene il miglior portiere mai esistito anteponendolo anche a Lev Jašin –; Jonathan Wilson, nel suo Il portie­re, scrive delle somiglianze stilistiche con Thomas N’Kono – portiere del Camerun –: istinto, dominio dell’area, enorme presenza fino alla soggezione degli attaccanti. Ed è curioso che N’Kono abbia giocato nell’Espanyol, la seconda squadra di Barcellona, in una trama che lega i due portieri, e comincia con i mondiali italiani del 1990, quando Buffon scopre alla tivù il camerunense. Poco tempo prima il padre, gli aveva chiesto: «Gigi, perché non ti metti a fare il portiere per un anno?» Non smetterà più. E se è vero che nessuno può salvare se stesso dall’avanzare dell’età come disse proprio Dino Zoff, è anche vero che contro il Barcellona e per tutta la durata della Champions League (2014-2015) abbiamo visto un Buffon che è andato oltre il tempo, tanto che in molti parlano di Pallone d’Oro che già meritava nel 2006. Nemmeno i tre gol dei catalani hanno spento lo spirito combattivo di Gigi, che ha vinto molto ma ha anche perso molto. Anche quando cade, sotto il tiro di Neymar, e sembra consegnarsi alla immobilità perenne della memoria, tutti sappiamo che sta per rialzarsi, per ricominciare, forse perché i portieri proprio come i bambini, pensano sempre che tutto abbia un seguito.

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2 thoughts on “Buffon, 20 anni ti sembran tanti poi ti volti a cercarli e non li trovi

  1. […] sulla sua storia d’amore con la presentatrice di Sky Sport, Ilaria D’amico, così rispondeva Gianluigi – che tutti chiaman Gigi – Buffon, e uso questa espressione non so più se manzoniana o del trio Marche­sini Solenghi Lopez – una […]

  2. […] scavalca il fratello e pure la lunga fila di eredi dell’altro Gianluigi che tutti chiaman Gigi, Buffon, il migliore. Reina è il portiere dispari non assimilabile agli altri, che trova Casillas sulla […]

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