Archivio mensile:novembre 2015

Out of Time

Dormiva sotto al poster del “Charles Buchan’s Football Monthly”, e aveva sempre le scarpe consumate per i calci che tirava in continuazione alla palla, era il bambino George Best. Quello che «Per cinque anni, dall’inizio del 1966 alla fine del 1970, fu nell’insieme il migliore di tutti, il giocatore di maggior talento sulla faccia della terra». Gol, dribbling, progressioni, equilibri, in una disparità che lo metteva al riparo dal conformismo calcistico, Continua a leggere

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Equitalia Blues o The Medusa touch

Cara ti scrivo in fila da Equitalia, / ho il numero 41 per rateizzare l’Ici / di una casa che non abito / di cui non posseggo chiavi / e dove ho dimenticato un libro di Sandro Penna, / a un altro non a me / sarebbe capitato / di pagare per una villa a mare, / tra rocce e scogliere / orizzonti e pattini / e addii con la voce di Aznavour, / a un altro non a me / sarebbe capitato / di pagare per un appartamento / quasi in cielo / nella nebbia di Milano Continua a leggere

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Un Insigne a Verona

Insigne segna, il Napoli vince, e il Bentegodi si intristisce. Obbligato sempre a mostrare i suoi numeri, costretto ad allestire un varietà pallonaro, forzato ad apparecchiare tutto il repertorio che possiede, Lorenzo Insigne anche quando non ne ha, quando non gli riesce il tiro a giro o il passaggio illuminante e con uno stadio intero che lo insulta, alla fine esibisce se stesso, fa quello che deve fare e porta i tifosi del Verona al silenzio mentre abbraccia Sarri. Pochi minuti di grande calcio per inchiodare la squadra di Mandorlini alla mediocrità e riscattare il Napoli e l’enorme quantità di gioco prodotto che non trovava il gol. E, quando esce, si prende anche il lusso di applaudire gli ultrà che lo fischiano, con un sorriso leggermente sarcastico a un angolo della bocca, quello che dice il Vesuvio non lava Napoli ma toglie punti al Verona. Continua a leggere

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Split

E trovarono l’assassino, / nel lungo labirinto, / diceva parole serene, / con la voce di Caino, / la stessa che accende / e distrugge / ogni luce / dall’inizio del mondo, / che ignora le suppliche, / cancella i sussurri, / mentre le mani / spengono gli occhi / e la pioggia lava le gole / anche l’assassino ha fede / in Dio, / dice / legge la parola, / vede il disegno /  al rovescio / è una questione / di geometria: / si misurano i campi / di gioia / degli altri / e si falciano / con furia / fino alle lacrime / alla divisione / al silenzio / al vuoto / al nulla. Continua a leggere

Buffon, 20 anni ti sembran tanti poi ti volti a cercarli e non li trovi

A dispetto di quello che il mio editor pensa, non ho nessun problema ad ammettere che l’ultima finale di Champions di Andrea Pirlo è stata al di sotto delle aspettative, e che il migliore in campo tra gli juventini è stato un altro, il portiere Gianluigi – che tutti chiaman man­zonianamente Gigi – Buffon. Quella finale è come un nido d’uccello costruito sul ramo più alto, una fatica enorme fatta cercando il cielo. Appare a tutti impalpabile e lontana. Quando Bettega gli rispose che «alla Juventus le occasioni con mancano», era appena finita la finale di Champions League del 2003, Gigi Buffon stava nei corridoi dell’Old Trafford a fumare e chiedersi ad alta voce: quando cazzo mi ricapita una finale di Champions? Quelle parole del dirigente juventino non bastarono, cadde in depressione, Continua a leggere

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