True Story

Napoli non è più vedova di sogni. Dalla sua notte, si alza il canto della vetta, quello indicibile, per anni e anni, che quando Higuain inchioda Handanovic alla sua lentezza: si libera. Partendo dal nome dell’attaccante argentino, attraversando il San Paolo e spargendosi per le strade della città, avvolgendo il golfo e le periferie. Finalmente è fuga, e non più veglia. È assolutezza della cima e non più attesa. A trascinare il Napoli, ordinato da Sarri come barattoli in un supermercato, c’è lui: Gonzalo Higuain, che non manca più nulla: cannibale, padrone, tiranno del gol. Sistematico nell’esecuzione e mai prevedibile. Un continuo sfoggio di talento e numeri calcistici. Sostenuti da una produzione di gol a nastro. Prima, vede l’errore di Murillo, fa sentire il suo fiato persino a Callejon, pretende il pallone, lo fa suo, e ruota come una porta girevole di un grand hotel, segnando il gol che cancella la sospensione tra il Napoli e la testa della classifica, che questa volta ci arriva con una supremazia di gioco che non trova rivali. E dopo, raccogliendo un colpo di testa di Albiol che sembrava solo un modo di tergiversare, interrompere l’azione interista, lo fa diventare un passaggio decisivo, inserendosi tra Murillo e Miranda, che provano a spostarlo ma lui continua, velocissimo, avanza col pallone a mezz’aria e poi lo mette di nuovo alle spalle di Handanovic, questa volta nell’angolo più lontano ed alto. Scompaginando l’antico equilibrio del campionato italiano. Higuain, con dodici gol e partite sempre al massimo, diventa l’uomo col fuoco, quello che porta la speranza e sostiene il sogno. Misticismo calcistico e luce di gioco. Volendolo analizzare in un diagramma sarebbe una diagonale che sale, sale, verso l’alto e si trascina il Napoli, uno sherpa che conosce la strada e sa dove mettere i piedi, che ha il giusto respiro e scruta la cima, macina il percorso che vede prima degli altri, e scalando, sorride, divertendosi nell’impresa. Nell’armonia dei suoi movimenti c’è la denuncia del desiderio, uno come Higuain è naturalmente destinato ad emergere e trascinare, svettare e vincere. Si è alleggerito prima ancora del peso fisico, delle ombre di angoscia, dei dubbi sopraggiunti in pochi distillati errori delle passate stagioni, ha cercato la perfezione come un samurai e poi si è messo al servizio del sogno, quello sommesso, indicibile, impensabile, che ora si fa largo, e che lui si porterà sulle spalle a cominciare da questa serata contro l’Inter. È l’infinita pazienza che si domanda al leader, mentre tesse la trama, macina i gol, e fa viaggiare l’impresa. Non avrà tregua, ma questa volta sembra attrezzato per resistere, per evitare gli inciampi – che siano rigori o no – argomenta, organizza, e concretizza. È maturato in una stagione, formalizzando l’avvenimento a suon di reti. Ha perso le bizze aristocratiche in funzione di una fisicità ineffabile, esibendo un fascino razionale di cui si pensava fosse privo. Invece, Higuain si è messo in cerca del migliore se stesso, l’ha trovato e i risultati si vedono, brillando ogni partita di più. Ha esotizzato il suo talento, lo ha reso imprevedibile, e a farne le spese sono le difese avversarie, persino quella dell’Inter, che fino al San Paolo aveva retto, e molto bene. E fino all’ultimo va in percussione, di forza e rabbia, di talento, facendosi onda, investendo ancora una volta Handanovic, che riesce a salvarsi, dopo aver dribblato tre avversari. La forza in recupero di Higuain, due pali e le dita di Reina, dicono che questa sarà una stagione dispari. E così quando l’arbitro Orsato fischia la fine, Napoli si libera in canto di gioia e lacrime, rivivendo i fasti di un passato che pare più lontano del Regno delle due Sicilie. È di nuovo primo. Higuain guida la classifica dei cannonieri, abbracciando lo stadio, e la città riscende in piazza, si fa torrente, uscendo dal dramma barocco che sempre la stringe. Torna a ridere ed emozionarsi, ancora una volta per merito della squadra di calcio, che esce dall’ombra anche grazie al passaggio di Rafa Benitez – e stasera tocca ricordarlo – che ha regalato una nuova mentalità. Adesso comincia la grande vera stagione, quella che chiede di compiere l’impresa, che bussa alle porte di Sarri e gli domanda lo scudetto.

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