Una specie di Francia

Il corpaccione di Jean-Marie Le Pen giace ai piedi di una edicola parigina, freddo, immobile, di terrorizzata impotenza. Tre colpi di pistola hanno ucciso l’anziano leader del “Front National”. È caduto in rue Albert-Camus – uno dei tre pederasti con Sartre e Mauriac accusati proprio da Le Pen di governare la Francia – al 10 arrondissement, sotto i giornali che annunciano la vittoria di sua figlia Marine, commentando la possibile scalata all’Eliseo nel 2017. Era uscito come tutte la mattine, armato, per andare a comprare i giornali, non aveva scorta e non voleva nessuno intorno «quando avrò bisogno di un bastone lo chiederò», aveva festeggiato la vittoria con un tweet antisemita che – pare – gli è costato la vita. Ma in passato c’erano state tantissime altre dichiarazioni contro gli ebrei, dalla minimizzazione delle camere a gas “un dettaglio” fino alla pubblicazione di dischi con i canti del Terzo Reich, che gli costarono due mesi di carcere con la condizionale e diecimila franchi di multa per apologia di crimini di guerra. A sparare all’ex deputato è stato un giovane ebreo Jeremie Fazel che dopo i colpi si è seduto ad aspettare la polizia – chiamata dall’edicolante –, un comportamento assurdo che per ora non trova risposte. Ci sono passanti che giurano di averlo visto seduto a leggere. Non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma si temono violenze da parte dei militanti del FN. Jean-Marie Le Pen già nel 1976 aveva subito un attentato che gli aveva distrutto la casa, ferendo 6 persone di cui 4 erano bambini. Paradossalmente quell’episodio avrebbe garantito a Le Pen la sicurezza e la possibilità di arrivare nel 2002 a un passo dall’Eliseo – quando sconfisse Lionel Jospin –. Perché dopo l’esplosione, la sua famiglia venne ospitata da Montretout da Hubert Lambert, industriale del cemento. Pochi mesi dopo Lambert morì, lasciando tutti i suoi beni a Le Pen, garantendogli la possibilità di continuare a candidarsi e a lottare per le sue idee in piena indipendenza. Poi nel 2011 sua figlia Marine lo aveva estromesso dal partito, ripulendolo. Il resto è storia nota, lei che arriva a dominare i consensi dei francesi facendo leva sulla sicurezza nazionale dopo gli attacchi parigini e a fare il pieno di voti. Ora quello che sembrava estraneo e per alcuni ripugnante è riverso in strada con tre colpi in corpo, in una chiazza di sangue scuro, che gli sporca il completo grigio e arriva a macchiare le sue scarpe lucide e la mazzetta dei giornali acquistati. È una morte che offende e divide, in molti si domanderanno il perché e in molti gioiranno, anche se ormai Le Pen era poco più che un ricordo, con il suo parlare di Algeria e Indonesia, appellarsi all’esercito e alle colonie, anche se poi saranno gli storici a cristallizzare la sua figura, a capire se e come avesse saputo parlare a un paese che sempre più è sotto un’onda di violenza anomala, assurda e inaspettata. Bernard-Henri Lévy ha parlato di «sofferenze della dipendenza» aggiungendo che «la Francia è sotto un attacco orizzontale dovuto alla mancanza di confini reali e a un accumularsi di confini formali». Per ora il confine riguarda rue Albert-Camus dove la polizia deve contenere la gente che si affolla per guardare un lenzuolo che copre delle idee sbagliate, che a lungo hanno offeso e hanno abusato della pazienza del popolo francese: ormai un perduto gregge. Viene a constatare che una parte della sua storia è morta, improvvisamente.

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