Mourinho, navigante

È capace di far vivere il caudillo e il cancelliere, il filosofo trasversale e modaiolo alla Zizek con l’uomo da spogliatoio, capobranco e vagabondo, più che un allenatore è l’ultimo erede della tradizione esplorativa portoghese: basta consegnargli una nave, assecondare il reclutamento degli uomini richiesti, e lasciargli il mare. Lui deciderà il porto di arrivo, e che ci siano o no balene, pirati, tempeste – nel caso inventerà –, non sarà una crociera. E nonostante balene, pirati e tempeste reali o no, era sempre andato tutto liscio, così davanti al primo ammutinamento José Mourinho è rimasto davvero male, l’armatore Abramovich – più che navigante, navigato – gli ha chiesto di scendere dalla nave, che è stata affidata a un altro navigatore di lungo corso, l’olandese Hiddink. È una storia di mare prima che di calcio, questa, di popoli abituati a stare in mezzo agli oceani, e di uomini che senza vento sulla faccia non sanno stare. Scende il capitano Mourinho, smette di attaccare e lascia le sue cento navi in mare, in uno strano clima, in assenza di vento, un mare che sembra palude, e che trova solo in Fabregas – spagnolo e quindi navigante – l’unico marinaio della nave Chelsea disposto a riconoscergli grandezza, il resto sta zitto e aspetta di riprendere il viaggio, voltando le spalle. Sono lontani i tempi di Ibrahimovich – altro appartenente a un popolo di naviganti – disposto ad uccidere per lui. Anche Achab con i numeri del Chelsea sarebbe stato costretto alla discesa con scialuppa di salvataggio, è durata fin troppo la navigazione di ritorno a Londra – altra città di un paese di viaggiatori per mare – di Mourinho, che non ha visto la stanchezza dei suoi uomini, ed ha continuato a spremerli, fino all’ammutinamento. È la prima volta che esce così male da un viaggio, è la prima volta che viene piegato dalla realtà, fino ad ora gli era riuscito sempre di andare e vincere, se non tutto quasi. Stavolta il grande apparecchiatore di successi ne esce sconfitto, e non gli farà male, stare un po’ sulla terraferma, riprendere a guardare da lontano il mare. La sua ricerca leninista del filo dell’orizzonte ha bisogno di una riscrittura, di un ripensamento, deve uscire dalle dinamiche che ha creato per poter tornare ad essere il grande navigatore che è stato. Perché non si era accorto che il mondo stava cambiando – e anche la sua acqua –, trovandosi a fronteggiarlo con gli uomini sbagliati.  Per la prima volta i suoi nemici non era lontani dalla sua nave, intorno, ma dentro, a bordo. E l’ha capito troppo tardi, quando ormai l’unica cosa da fare era arrendersi. Facendo la conoscenza con il primo vero tradimento della sua carriera. Adesso, avrebbe bisogno di una piccola nave, e di una nuova rotta, senza grandi equipaggi e senza il continuo reality che insegue ogni suo respiro. Un equipaggio giovane, una rinuncia al compenso e alla vetta, sarebbe un modo per rimettersi in gioco, mostrare che non è finito e che ancora sa scoprire mondi e domare oceani, cercando balene.

Annunci
Contrassegnato da tag

One thought on “Mourinho, navigante

  1. […] con le abitudini, con il loro aplomb». Se ne innamoreranno. «Può darsi, se si sono innamorati di Mourinho». Per questo lo dicevo. «E allora però non la menino tanto con gli inglesi impassibili eccetera, […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: