Archivio mensile:gennaio 2016

Bartleby in panchina

Marco Giampaolo sta tra Ernest Mandel – l’ultimo grande teorico del marxismo contestatario – e il professore socialista che Marcello Mastroianni interpreta ne “I compagni” di Mario Monicelli. È il predicatore pessimista, lo straniero camusiano, uno che non appartiene al calcio italiano, eterno espulso che, però, ogni volta torna più forte e più deciso. Se non fosse così giovane si potrebbe dire che è un dinosauro, per quanto è avulso dall’orizzonte pallonaro. Ha rischiato di allenare la Juventus – che poi scelse Ciro Ferrara, era il 2009 –, Continua a leggere

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Romario 50

Non gli importa quello che dice Cruyff / non andrà mai d’accordo con l’autorità / bisogna vedere il suo piede / per capire / come prendeva gli angoli / paralizzando i portieri, / la sua lunghezza di tiro / era figlia della mancata oscillazione / d’un corpo / che mandava in letargo / l’entusiasmo degli avversarsi, / particolare divertente / si portava la notte in campo / Continua a leggere

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Osvaldo Soriano, a sus plantas rendido un País

Cees Nooteboom in “Tumbas” dice che: «Le tombe sono ambigue: custodiscono qualcosa e non custodiscono niente». Ma trattandosi della tomba di uno scrittore, le cose son un po’ diverse tanto che gli scrittori continuano a parlare. Non avevo fatto un ragionamento simile nel 2004, quando a Buenos Aires andai a cercare la tomba di Osvaldo Soriano, che era morto nel 1997. E non sapevo di Nooteboom – anche perché lui non aveva ancora scritto quel libro – ma avevo letto Soriano che a Los Angeles  andò al cimitero di Forest Law a visitare la tomba di Stan Lauren – come aveva fatto nel suo romanzo “Triste, solitario y final” – lasciando una copia del suo libro. Poi voleva anche andare a La Jolla a visitare quella di Chandler, ma non ci riuscì. Nooteboom dice ancora che i morti sono fiumi che non temono di diventare mare. Disperdendosi, con le tombe che diventano i porti d’imbarco. A Buenos Aires ero arrivato perché Diego Armando Maradona rischiava proprio quell’imbarco. Mi dividevo tra la clinica svizo-argentina dove era ricoverato, le partite del Boca Juniors, la scoperta della città, e il tentativo di accorciare la distanza che mi separava da Osvaldo Soriano. Continua a leggere

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Intervista impossibile a Osvaldo Soriano, Johannesburg 2010

Osvaldo Soriano mi aspetta al ristorante “Pigalle” di Sandton. Calciatore, giornalista, scrittore argentino. Esordì con “Triste, solitario y final”. Dopo il golpe militare scelse l’esilio in Europa. In gioventù era stato il centravanti mancino  del Confluencia. Lo raggiungo in leggero ritardo.

«Cosa è successo: ti sei perso?»

«La città è bloccata, e tu hai scelto il posto più affollato».

«L’ho fatto per te, guardati intorno, ancora ci sono cameraman che girano, questo posto rischiava di diventare come il tunnel dell’Alma a Parigi per Diana, qui poteva morire Platini, la notte prima della finale mondiale, per un calciatore, come morire a natale per un comico». Continua a leggere

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Intervista impossibile a Osvaldo Soriano, Berlino 2006

Osvaldo Soriano ci aspetta alla Staatsbibliothek di Hans Scharoun, dove Wim Wenders ha girato alcune sequenze de “Il cielo sopra Berlino”. Calciatore, giornalista, scrittore. Esordì con “Triste, solitario y final”. Dopo il golpe militare scelse l’esilio in Europa. In gioventù era stato il centravanti mancino  del Confluencia. Ha scritto meravigliosi racconti sul calcio. Lo raggiungiamo in leggero ritardo. Continua a leggere

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