Diehard

È un testardo Stefano Pioli. Ma non uno di quei feticisti ortodossi del pallone, no, è un uomo ostinato capace di elasticità enorme quando si tratta di moduli, non di idee o d’amore, in questi casi diventa inamovibile. «Un testone, uno che quando è convinto di una cosa non cambia idea» dice di sé. Tutta la sua vita è stata decisa dalla testardaggine, a cominciare dal suo matrimonio: «Ho insistito, perseverando. Quindi è merito mio se siamo qui», rivolgendosi a sua moglie Barbara, trenta e fischia anni di complicità; così è stato per la sua carriera di calciatore, avrebbe dovuto fare il postino come suo padre e suo fratello, invece anche lì «ha insistito» ed ha avuto ragione. Dopo aver portato in B il Parma (è la sua città e la sua squadra) con un fortunoso gol su un campo di fango, contro la Sanremese, arrivò alla Juventus: «Ho imparato in quello spogliatoio cosa significhi essere un professionista e che enorme valore abbiano i buoni esempi come Trapattoni, Scirea, Platini». In stanza aveva il poster di Tex Willer, in bacheca: scudetto, Coppa Campioni e Intercontinentale. «Pioli è intelligente, legge bene le partite, ha personalità. E nelle interviste sa sempre cosa dire, prima e dopo le gare», così Giovanni Trapattoni uno dei suoi maestri, che gli ha passato l’entusiasmo. Poi c’è stato Osvaldo Bagnoli che gli dato la chiarezza e la capacità di essere diretto: «un bravo giocatore e un bravissimo ragazzo. Da allenatore si è consacrato, negli ultimi anni ha raccolto tanti frutti, ha seminato bene. Lo apprezzo per la sua serietà, punta sul collettivo, sull’unione, è un concetto che mi è caro da sempre, lo facevo assimilare alle mie squadre. La Lazio gioca un buon calcio, la fortuna di ogni allenatore è avere un gruppo compatto». E, infine, Claudio Ranieri, il suo maestro di tattica: «un calciatore e un allenatore intelligente». Ma il debito più grande è con Giancarlo Pomelli allenatore delle giovanili del Parma: «È stato il primo a credere molto nelle mie qualità di giocatore, il primo a insegnarmi quali sono gli atteggiamenti giusti per arrivare a un certo livello». Sul campo: «La persona che più ritengo mi somigliasse per approccio al lavoro credo sia stato Gaetano Scirea. Io ero il ragazzo più giovane della squadra, lui mi ha portato sotto la sua ala protettrice, mi ha insegnato tanto e per me è stato davvero molto importante». A completare il catalogo c’è Pep Guardiola: «lo ammiro molto, mi piaceva già come calciatore, l’ho conosciuto e lo seguo, mi piace il profilo che tiene prima ancora del suo calcio». Per capire Pioli bisogna sommare tutte queste personalità alla sua storia di calciatore, poi aggiungere le sue panchine su e giù per la via Emilia, da Bolognala prima è quella degli Allievi Nazionali del Bologna, con cui vince il campionato di categoria – a Bologna, passando per: Modena, Parma, Piacenza, Sassuolo; quelle a sud: Palermo e Salernitana; la salvezza del Chievo; e bisogna pensarlo come un personaggio di una canzone di Bruce Springsteen: intento a costruire la sua storia. Un uomo senza esagerazioni, che si porta dietro, come vice, Giacomo Murelli (chiedete a Maradona della sua ostinazione con la maglia dell’Avellino), e mette insieme il meglio con quello che ha. Ha portato la Lazio ad essere terza – e il Napoli se lo ricorda bene – proprio dandole un carattere da filo spinato, senza mai alzare la voce, ma il ritmo di gioco. È l’allenatore tranquillo, che non si è scomposto mai; una volta, complice Garcìa, si è spinto a dire: «Gli allenatori stranieri vengono in Italia e diventano peggio di noi, Garcìa poteva evitare di dire che siamo dei piagnoni. Non è stato né corretto né professionale». Poi vengono le sue ossessioni calcistiche, sapendo che «i moduli non vincono le partite», ma è come gli uomini applicano quei moduli che fa la differenza. Pioli è un uomo pratico, come tutti i difensori, va bene dare il ritmo mantenendo la palla e partendo da dietro, impostando senza sprecare, controllando gli spazi senza cederli, ma se poi su un lancio lungo un suo attaccante la mette dentro: non storce mica il naso. È la supremazia del campo, rispetto al relativismo delle idee. I testardi lo sanno.

[le dichiarazioni di Pioli sono tratte da: calciomercato.com, rivistaundici e calcionews24]

[uscito su IL MATTINO]

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