Levi-Mendeleev: la tavola e il sistema periodico

E niente, uno si alza apre il pc e si ritrova Google che rende omaggio al vecchio Dmitrij Ivanovič Mendeleev (l’inventore della tavola periodica degli elementi, lo dico per chi non si alza e accendendo il pc si ritrova la pagina di Google), che aveva saputo guardare più in là del suo tempo –  a differenza di altri fornì un sistema di classificazione che prevedeva le caratteristiche di elementi non ancora scoperti –, e allora io che uso poco Google e molto di più il pensiero associativo, quando sento di Mendeleev (sì, mi è capitato anche di dover studiare chimica e farci un mezzo esame all’interno di una disciplina diversa) mi ricordo di Primo Levi, e di una mia convinzione su di lui. Magari altri hanno usato il pensiero associativo o meglio di me Google e hanno già annodato Mendeleev e Levi, altri diranno che è facile essendo Levi un chimico, infatti a me il pensiero associativo serve per dire altro – come pure Mendeleev – e quell’altro è che Primo Levi è il nostro più grande scrittore di racconti. Ora questa affermazione apre una nuova discussione che faremo breve: io ritengo il racconto superiore al romanzo, chi non è d’accordo la pianti qui e non mi rompa nei commenti con esempi, repliche e altre idee. Per me la grande straordinaria Opera di Levi è tutta in come usava i dettagli, non è un caso che tra i sommersi e i salvati anche della memoria, sia quello che emerge e che rimane ineludibile; ma se per un attimo lasciamo da parte gli unici suoi libri che continuano a essere letti e imposti – anche se da qualche parte (con Google lo trovate, forse) Marco Belpoliti spiega che anche “Se questo è un uomo” e “La tregua” sono scritti come sistema di racconti – e apriamo un altro suo libro (e qua torna Mendeleev, auguri): “Il sistema periodico” un regalo eterno a Mendeleev, tra l’altro, scopriamo la grandezza del Levi scrittore di racconti. «La nobiltà dell’uomo, acquisita in cento secoli di prove ed errori, era consistita nel farsi signore della materia e io mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele. Vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere l’universo e noi stessi. E quindi il Sistema Periodico di Mendeleev era una poesia». Basterebbe questo, ma è ancora poco. Tutto il libro non è solo pieno di storie che bordeggiano la perfezione; ma in molti casi, dentro quella perfezione sfiorata, ci sono dei pezzi di perfezione assoluta. Tanto che leggendoli non si può non capire che il nazismo gli ha fatto un torto enorme, lo ha reso “solo” lo scrittore della memoria della Shoah, quando, anche senza quella tragedia, lui sarebbe stato grandissimo, e se lo svincoliamo (so che è impossibile, e che in ogni suo respiro dopo Auschwitz c’è Auschwitz, però c’è anche la sua intelligenza, tanto che in esergo al “Sistema periodico” ha scritto in  yiddisch (Ibergekumene tsores iz gut tsu dertseyln): «è bello raccontare i guai passati», se lo svincoliamo e leggiamo il resto, scopriamo che è un grande scrittore di racconti, che se la gioca con i grandi scrittori di racconti americani. Se vi è capitato di aprire “Il sistema periodico” avrete di sicuro notato che i racconti hanno incipit bellissimi, dovrei copiarli quasi tutti, e, hanno anche delle chiuse che se la giocano con le aperture, appunto, e anche quelle dovrei copiarle quasi tutte. Allora per farvela breve, monto un inizio e una fine di due racconti diversi, come una combinazione chimica (o meglio un gioco borgesiano), in omaggio a Mendeleev: «Fuori delle mura dell’Istituto Chimico era notte, la notte dell’Europa: Chamberlain era ritornato giocato da Monaco, Hitler era entrato a Praga senza sparare un colpo, Franco aveva piegato Barcellona e sedeva a Madrid. L’Italia fascista, pirata minore, aveva occupato l’Albania, e la premonizione della catastrofe imminente si condensava come una rugiada viscida per le case e nelle strade, nei discorsi cauti e nelle coscienze assopite» […] «Così il mio solfato di zinco finì malamente di concentrarsi, e si ridusse ad una polverina bianca che esalò in nuvole soffocanti tutto o quasi il suo acido solforico. Lo abbandonai al suo destino, e proposti a Rita di accompagnarla a casa. Era buio, e la casa non era vicina. Lo scopo che mi ero proposto era obiettivamente modesto, ma a me pareva di un’audacia senza pari: esitai per metà del percorso, e mi sentivo sui carboni ardenti, ed ubriacavo me stesso e lei con discorsi trafelati e sconnessi. Infine, tremando per l’emozione, infilai il mio braccio sotto il suo. Rita non si sottrasse, e neppure ricambiò la stretta: ma io regolai il mio passo sul suo, e mi sentivo ilare e vittorioso. Mi pareva di aver vinto una battaglia, piccola ma decisiva contro il buio, il vuoto, e gli anni nemici che sopravvenivano».

 

Nelle immagini la copertina del libro di Primo Levi, e Dmitrij Ivanovič Mendeleev ritratto da Ilja Repin.

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7 thoughts on “Levi-Mendeleev: la tavola e il sistema periodico

  1. rodixidor ha detto:

    Il tuo pensiero associativo ha il passo più lungo e veloce di quello di Google.

  2. GuidoB ha detto:

    Aggiungo, continuando il gioco anti-googliano di asscociazioni, che pure Nietzsche leggeva molta chimica e ha speso tutte le opere aforistiche a spiegare l’importanza dell’approccio chimico sia per la psicologia che per l’etica. con uno spirito che, al netto dell’antisemitismo, si potrebbe accostare a quello di Levi che hai fatto emergere brillantemente.
    Ps Così fisci di fare la smetti di dire che non ti leggo!

  3. GuidoB ha detto:

    sai com’è, se Carofiglio avesse un blog… 🙂

  4. […] matrici, e dei giganti – pensate che solo trent’anni fa nel giro di quattro giorni si uccideva Primo Levi e scompariva Federico Caffè: abbiamo forse oggi pezzi del genere? – non ci restano che i […]

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