Berlusconi: 30 anni di Milan e un solo dubbio

È anche vero che Berlusconi solo una volta ha accettato un tutor, un centrocampista di respiro internazionale, anche se in là con gli anni: Renato Ruggiero, che arrivava in prestito dalla Juventus su diretta imposizione di Gianni Agnelli, per fare il ministro degli Esteri e coprire la fascia Confindustria, un prestito con riscatto poi non realizzato. Quella scelta era figlia di un’altra, politica, rinunciare a malincuore all’argentino Claudio Daniel Borghi su diretta richiesta di Arrigo Sacchi, in funzione di Angelo Colombo: cedere in fantasia per guadagnare in pragmatismo. Scettico aveva assecondato la richiesta di Sacchi, scoprendo di aver torto, visti i risultati, anche se per anni ha continuato a chiedergli: «è sicuro?» proprio come il dottor Christian Szell (Laurence Oliver) ripete a Babe (Dustin Hoffman) ne Il maratoneta. Quando Agnelli l’avrà chiamato per il prestito con riscatto avrà ripensato a Borghi e si sarà detto: «vediamo». Poi avrà scritto: «mai più». Negandosi, di fatto, Pirlo agli Esteri e Cannavaro al Tesoro. «Il potere, rafforza l’autoconsapevolezza», come gli ripeteva sempre Fabio Capello a pranzo, e da lì ha preso a fare finta di niente rispetto a tutto quello che gli veniva proposto. Escluso le ragazze, s’intende.

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