Umberto Eco: vite senza fine

Un gigante molle / di ferro, / una nave moderna / di terra, / santi, medioevo, tivù  / martelli, serrature, chiavi, / bullette, / disseminò con parsimonia / erudizione et ironia, / lungo un ineludibile / cammino, / nello sforzo di portare / Aristotele nei quiz, /  l’estetica / di Tommaso tra le sciure, / e funzionò / così bene / che ci credemmo tutti, / sintetizzammo il Pendolo, / accettammo la Rosa, / i draghi, i naufraghi e persino Mike / perdendoci / nel tempo / diario minimo / il suo passare / è stato una volata / immobile / in biblioteca, / vite / senza fine / al centro / del nostro / essere.

[il ritratto è di Tullio Pericoli]

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One thought on “Umberto Eco: vite senza fine

  1. […] Umberto Eco aveva fornito vivaci anticorpi, sia in sede universitaria sia a livello popolare, grazie al metodo di passare al mixer la semiologia con la goliardia, e di disincarnare il testo mostrando la nudità del congegno, ma adesso viene spacciato per un idéologue della sinistra, e quindi anche successi iperpopolari come Il nome della rosa vengono osservati sotto un’altra luce, e lui sembra immusonirsi, come se non lo confortasse più nemmeno il calcolo delle royalty. […]

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