Non mi sto lamentando sto dicendo come andavano prima le cose

A metà degli anni Novanta, c’erano due modi di scoprire uno scrittore: in libreria o su un giornale – se questi scriveva per qualche giornale –. I due mo(n)di si incrociavano o invertivano ma erano quelli i binari. Leggevi e andavi a cercare quello che ti era piaciuto. Cercavi qualcosa che ti piacesse e poi scoprivi che era anche sul giornale. Oppure leggevi e non era detto che il giornale ti dicesse che c’era dell’altro, che l’uomo o la donna che avevano scritto l’articolo che ti era piaciuto, prima avevano fatto anche altro, un libro o più di uno, chissà. Era la lettura prima di Google. Una conquista. Il volto dello scrittore era davvero un jackpot, poi. Non dico che fosse una caccia ma qualcosa di simile, c’era un piacere che si alimentava, dove il libraio era un custode del mondo o comunque un informatore prezioso, un alleato, come alleati erano i giornali. Era un mondo ristretto, certo. Ma non è questo il punto di quello che voglio raccontarvi. Tutto è cominciato questa mattina quando ho scoperto che uno dei miei scrittori preferiti non sta bene, e allora mi son ricordato la mattina precisa che aprendo il giornale dove scriveva, ebbi la rivelazione, quell’uomo stava parlando a me e solo a me, aspettai che finisse il corso – il professore con una flessibilità tutta meridionale arrivava sempre in ritardo consentendomi di leggere il giornale e fare scoperte simili che poi mi hanno portato a fare un lavoro diverso dal mio percorso di laurea, concluso inutilmente, ma come direbbe Lucarelli con sguardo truce: questa è un’altra storia –. Però, curioso come un poliziotto di Lucarelli, poi andai a cercarlo in libreria quello scrittore; sì, ero stato fortunato quella volta, avevo letto sul giornale l’estratto di un suo libro. Trovai quel piccolo romanzo in una normale libreria – non c’erano le catene o almeno io non le ricordo in quegli anni quando erano più spaziosi gli aeroplani –  che lessi dal pomeriggio alla sera, con una contentezza che ho provato poche volte, dentro c’erano la ricerca, la connessione e una botta di culo. E anche in quel romanzo c’era la ricerca di una persona, il tentativo di raccontarla, un inseguimento dolce, elegante, accompagnato dal silenzio che poi avrei scoperto: era un suo personaggio. Così ho pensato anche ai temi di quello scrittore e mi son detto: Ma tu guarda, è stato tutta la vita in cielo, alla ricerca delle leggi fisiche e poi nel posto più strano del mondo: l’Antartide. E ora è nel vuoto. Però, prima di andarci, ha lasciato queste tracce e io e pochi altri – per ora – gli siamo andati dietro. Leggere è proprio questo: andare dietro a uno di cui ti viene di fidarti. Persino ora che c’è Google, ed è tutto più veloce.

(AP Photo/Victor R. Caivano)

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3 thoughts on “Non mi sto lamentando sto dicendo come andavano prima le cose

  1. GIANLUCA ha detto:

    tutto bello, a parte il refuso nel titolo 🙂

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