La rivincita di Valentino Rossi

Guardando a orecchio in fondo al rettilineo di Jerez si vede l’altra giovinezza di Valentino Rossi. Sì, perché tutta la gioia del pilota italiano è passata per l’udito, prima ancora che per il corpo in movimento sulla sua Yamaha o gli sguardi nello specchietto: «La cosa che mi ha dato più gusto era sentire che ad ogni giro quelli erano sempre più lontani»; quelli: sono i ragazzini spagnoli, Jorge Lorenzo e Marc Marquez (arrivati: secondo e terzo), i suoi avversari; quelli: sono i piloti da battere, e lui l’ha fatto a casa loro: vincendo il Gran Premio di Spagna. «È davvero un giorno speciale», che mancava da troppo, non succedeva dal 30 agosto scorso, a Silverstone. Ma questa è stata la vittoria dell’orgoglio, del riscatto, del ritorno, più dei due gol di Francesco Totti al Torino, per ValeRossi è diverso, lui non lotta con un allenatore-patriarca, no, lui lotta contro due squali, tanto che non ha avuto nessuna moderazione nel commentare la vittoria, appoggiandoci sopra il suo sorriso alla Eddie Murphy bianco: «Ho proprio goduto ad essere lì nel mezzo, sul podio, più in alto di loro due». ValeRossi lotta due volte contro il tempo: contro il suo tempo, i 37 anni da portare a 300 km/h, e contro il tempo dei giri, quello che deve sottrarre ai ventenni spagnoli, alla loro fame. Ogni volta che ci riuscirà sarà un doppio trionfo, un giorno speciale: per sé e per la pista che lo vedrà sul podio, per sé e per la moto che lo avrà assistito. E che siano le gomme, le care vecchie Michelin: «io con quelle gomme lì ci son cresciuto», la pioggia, o l’arte di tagliare le curve, non importa, quello che conta è che ValeRossi continui a bordeggiare il limite, a toccarlo più possibile, come nel film “Hitting the apex” che gli hanno dedicato Mark Neale e Brad Pitt, che ad ogni curva gli urla: «Stay on the bike» and «Fight», stai in sella e combatti, e ValeRossi lo fa, lo sa fare forse come nessuno mai sulle moto prima di lui. Se poi riesce anche a vincere, divertendosi come ha fatto a Jerez, arrivando al traguardo su una ruota sola – come un ragazzino che fa lo sborone in una piazza di paese –, battendo sul serbatoio della sua Yamaha come si fa con un cavallo e poi baciando la telecamera sul suo sterzo, allora ci vorranno ancora diversi mondiali MotoGP e altri film prima che lui smetta di essere un protagonista. Fin dalle qualifiche del venerdì si era capito: ValeRossi con il miglior tempo, aveva già detto a tutti: sono qua, e non mollo nulla, fino all’ultima curva, tra l’altro su una pista che sembrava disegnata per Lorenzo. Lo scarto questa volta è stato di portare il buono delle qualifiche in gara, vincendo. La caratteristica del pilota italiano è lo stupore, a manetta, anche nel peggio. Stupore che nasce nella ricerca del primato, in quella condizione che lui – per brevità – chiama «stare davanti». Questa vittoria è fondamentale sia per la rincorsa in classifica – ora ValeRossi è terzo, sì, dietro quei due –, sia come conferma di una stagione che sembrava avviarsi verso il non avere speranze. Così, mentre tutti lo invitavano amichevolmente a farsene una ragione, a rassegnarsi e magari prendere per normale l’idea di perdere e smettere, lui ha ripreso a vincere. E non con normalità, ma con una gara che proprio Marquez ha definito – certo a denti stretti –: «Strepitosa». ValeRossi si è ritagliato lo spazio che aveva promesso, lavorando su consapevolezza e duttilità, e i risultati sono arrivati prima del previsto. Sarà dura forzare il blocco dei due spagnoli, ma non impossibile; la speranza per nulla segreta di ValeRossi è di invertire le parti, come è successo a Jerez: capovolgere gare e MotoGP. Una eresia motociclistica che può diventare insidiosa deviazione della stagione. Può considerare questa prima vittoria un sintomo o un indizio del mutamento della realtà in suo favore.

[uscito su IL MATTINO]

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3 thoughts on “La rivincita di Valentino Rossi

  1. wwayne ha detto:

    Di Brad Pitt ho adorato anche quest’altro film: https://wwayne.wordpress.com/2015/07/26/la-ciliegina-sulla-torta/. L’hai visto?

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