Bocca che hai solo una parola

Giano ha cento anni e ha deciso di sedersi sotto un nespolo a contare i giorni senza più cedere alle tentazioni mondane. Gli sembra una decisione assennata e adeguata alle circostanze. Non farà nulla e lascerà vagare i suoi pensieri come nuvole oltre il fogliame. L’estate è una stagione che favorisce questa disposizione d’animo. I castagni e i faggi delle colline sono più ombrosi di un nespolo ma la preferenza di Giano per quest’albero gramo dipende dal fatto che ne aveva uno nel giardino di casa. Tra i suoi rami fioriscono ricordi più gradevoli di tutto il resto. È strano che il vecchio sia sopravvissuto a se stesso pur essendo un fumatore accanito. Da bambino comprava sigarette pestilenziali dai soldati che le avevano in dotazione e le rivendevano a basso prezzo. Oppure riciclava i mozziconi del padre ripulendo i portacenere. Nei periodi di magra utilizzava foglie secche tritate e semi di papavero. All’anagrafe non risulta che Giano sia così attempato e anche i suoi conoscenti ne dubitano trovandolo stralunato ma in buona salute. La parola di un gentiluomo vale tuttavia più di un certificato di nascita e va rispettata.

[Luigi Pintor, Il nespolo, Bollati Boringhieri]

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