Una carambola di stupore

Ogni volta che devo raccontare una cosa come questa che sto per scrivere, e che poi alla fine non scrivo, mi sento in una situazione che descriveva Bertolt Brecht: “Sto seduto sul bordo della strada, l’autista cambia la ruota. Non mi piace da dove vengo. Non pi piace dove sto andando. Perché guardo il cambio della ruota con impazienza?”. E infatti di solito non la faccio, lascio perdere. Anche perché leggo in un mucchio di blog la gente che si vanta e racconta cose di sé, era quello che in cinque anni ho sempre cercato di non fare, volevo sparire scrivendo il mio blog, volevo che fossero le storie ad apparire e non io, e guardandomi indietro pare che l’operazione sia riuscita. Questa volta no, perché sarebbe come negare uno spazio al mio libro e quindi ve la metto giù breve. Jorge Valdano – calciatore, allenatore, dirigente e ora scrittore – uno che ammiro molto, in una recente intervista ad “As” parlando del suo nuovo libro “Futbol: el juego infinito” (poi ne scriverò a lungo e meglio), ha anche parlato di alcune ossessioni calcistiche nuove, concentrandosi sulla velocità e arrivando ad Andrea Pirlo filosofo. Ora quelli che hanno letto “Il più maldestro dei tiri” sanno che questo era uno dei temi principali. Tutto qua? Sì. Perché se uno come Jorge Valdano arriva alle mie stesse conclusioni, significa che io non sto sbagliando, che sono stato bravo a guardare il calcio. Se entrambi abbiamo notato come la velocità stia estinguendo alcune specie di calciatori, significa che non ho perso tempo. Ed è una coincidenza curiosa, perché è la seconda volta che succede – sì, la prima volta non ne avevo scritto –, in un altro mio libro: “Per favore non dite niente” immaginavo un articolo di Jorge Valdano dove lui diceva certe cose su Cesare Prandelli, e poi Valdano quelle cose le disse davvero –  a romanzo già uscito e ampiamente polemizzato con Prandelli – , e io allora fui molto contento, oggi lo sono di più. Scrivo per questo, per essere contento, non per altro. Infine, per il giochino delle coincidenze, nel “Più maldestro dei tiri”, c’era già il racconto di questa cosa, che però era accaduta con Eric Cantona – e lo so, per favore non dite niente – e io avevo ricordato che questa carambola di stupore capitava anche ad altri due scrittori. “Mi sono sentito come Italo Calvino ed Eugenio Scalfari che anni e anni e anni fa – detta come un Bentivoglio su un bus messicano o in bici nel deserto marocchino, lancio dal lato di Salvatores – sul lungomare di Sanremo, negli intervalli del campionato al liceo classico Cassini (ma posso sbagliare e poi il nome di battesimo e il numero di maglia non li ricordo), elaboravano teorie filosofiche scoprendone la ragione man mano che andavano avanti nelle letture”.

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