E ti amo Mario

Se la battuta migliore di “Dov’è Mario?” appartiene all’infermiera rumena, c’è qualcosa che non va nella lodatissima miniserie (quattro puntate su Sky Atlantic) di Corrado Guzzanti. Per dirlo bisogna prima dimostrare di amare Guzzanti e io posso dirmi esegeta delle sue invenzioni passate e quindi pretendere ora di meglio da lui. Per dirlo bisogna prima dimostrare affetto verso l’interprete per evitare l’accusa di invidia e compagniabella direbbe il vecchio Holden, il punto è che non fa ridere, tutto ha un sapore di déjà-vu. Abbiamo un intellettuale Mario Bambea – una specie di Cacciari – che è amico di Corrado Augias, Michele Santoro, Marco Travaglio, che commenta, illumina, parla, scrive sui giornali giusti, da un suo romanzo Walter Veltroni ha girato un film, è uno che racconta e spiega l’Italia senza averla capita (se state pensando a Michele Serra è un problema vostro), indignato e pure deluso, che, tornando a casa, per un colpo di sonno (ma si è già capito che c’è una volontarietà) cappotta con l’auto, va in coma e si sdoppia. Di giorno è il paziente politicamente corretto che corregge il suo saggio sul ’68, rovina di tutto, accudito dall’infermiera rumena Dragomira (Evelina Meghnagi)personaggio meraviglioso – una poetessa surrealista, un armadio a due ante, specializzata nel prendersi cura dei vecchi intellettuali – non a caso si è già occupata di Paolo Mieli – che parla col crocefisso come don Camillo; e di notte, invece, è il comico Bizio Capoccetti inseguito dall’infermiera che va a riprenderlo sul palco dove si esibisce, e lui ricambia con battute razziste e parolacce, avendo come crocevia il verbo scopare. Il punto è che Bambea è un incrocio tra Tremonti e Bertinotti, e Capoccetti sembra l’evoluzione di Lorenzo, il tutto ricorda la perdita di memoria del “Caso Scafroglia”, aggiungete schizofrenia da salotto, escort, “Made in Sud”, e un po’ di personaggi famosi e molte situazione conosciute. Dove è finito l’eclettismo? A Guzzanti autore si aggiunge Mattia Torre di “Boris” e alla regia c’è Edoardo Gabriellini, per dire che è un filotto di delusioni. Forse il problema è più ampio, Guzzanti – che ha già capito di non poter più rubare l’anima ai personaggi politici, non avendone più una – è stato scippato del reale (suo campo d’azione) e costretto a ripetersi. Sarà che Mentana ha una sola dimensione, come la Gruber e Veltroni (che compaiono nella confessione-elogio finale), sarà che strategicamente ed eticamente la serie è in ritardo sul presente, sarà che ne viene fuori una specie di “Casa Vianello” per quelli che hanno letto Baricco, oppure solo un passo falso. Il fenomeno Guzzanti smette di stupire e si adegua al tempo. Per dire alla sua generazione che non “c’aveva capito un cazzo” bastava Nanni Moretti, prima che piangesse la madre, non ci voleva una serie. E per dire della collusività esistenziale italiana bastano già Maria De Filippi e Giuliano Ferrara. Guzzanti esce dalla modalità irripetibile e scende nella normalità televisiva. E ti amo Mario.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: