Il pensiero e la realtà

sono dilettanti, sono dilettanti delle sensazioni, mi addossano colpe, e non conoscono il mio senso di colpa, confusione e sospetto e malafede nel leggere in ogni gesto sempre il contrario, e poi la desolazione di doverli affrontare, di dover spiegare, andando oltre l’ambiguità, mentre tutto mi passa veloce intorno, vedo sfumare la medaglia, la possibilità di smettere ridendo, di contrapporre alla stanchezza uno slancio, non ci sono riuscita, non è arrivata la medaglia, e no, non so passarci sopra come se niente fosse, nemmeno dopo tutti questi anni, ma non c’è fumo senza fuoco e a me questa volta il fuoco è mancato, ho sentito la stanchezza, l’ombra della sconfitta calarmi addosso, quarta, quarta, non mi entra facilmente in testa, ci penso continuamente, alla rapidità con la quale si capovolge tutto, alla mia ingenuità, a questi dubbi spiacevoli che ora arrivano da tutte le parti, come a londra, anche a londra, sempre così, in mezzo le vittorie, le vittorie che non bastano mai, che vivono una strana rimozione ogni volta che non le ripeti, sembra che tutti abbiano cancellato i migliori anni della mia vita, persino io non ci penso, le vedo lontane, non le sento mie, invece sento la sconfitta di oggi, quarta, quarta, mi infastidisce persino il suono della q che è viscido, un suono che non mi appartiene, e che, invece, mi è saltato addosso, sento la mediocrità, sento quello che ho sempre odiato, il riferimento alla posizione inutile, e il mio stile? mi sento giustiziata, in quante salse e in quanti modi l’hanno già fatto? eh? per fortuna al loro entusiasmo mi sono abituata, all’odio no, non mi ci abituerò mai, è il destino perfido di quelli come me che cambiano velocemente e continuamente le aspirazioni della gente, non ho ancora trent’anni ed ho già capovolto il mio destino più volte, con molte sventatezze e pochi lamenti, senza parlarmi addosso, posso raccontare la mia adrenalina, e anche la noia della vasca, degli allenamenti senza telecamere, di questo sport dove aggressività e conflittualità si sfogano sotto l’acqua, io no, io sono emersa, sono uscita, mi sono mostrata, io no, io non ho paura, di dire, di raccontare, di agire, io no, io non ho paura, perché non somiglio a nessuno, e questo lo sanno persino i giornalisti, che quando si tratta di sciocchezze su di me ne scrivono tante, e così il paese è sempre al corrente dei miei passivi che siano centesimi o sentimenti, è della perplessità che hanno bisogno, dei miei turbamenti, è quando la statua si rompe che danno il meglio, li prenderei a pugni per le loro stronzate, per le formule che usano, senza differenze tra me e un’altra, nessuno che capisse il dramma, il dramma del vuoto, l’illusione di voltarsi a capire se esisti ancora, se hai bevuto la vasca o se la vasca ha bevuto te, se esisti ancora perché hai un tempo utile, oppure sei quarta, quarta, attonita e inutile, questa volta senza poter dire ci riproverò alla prossima, ci vediamo tra quattro anni, no, quarta significa tagliata fuori, batteria irripetibile, nessuna speranza, condannata con lo sconto d’essere quarta, quarta significa senza la vivacità nemmeno per un bronzo, che sei lenta o non abbastanza veloce, e che dovevi essere più forte, più astuta, che nuotando hai perso qualcosa, o non hai saputo trovarlo, tutte bugie,

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