L’ora della focomelia intellettuale

Poi passarono gli anni e la libertà aveva fatto tutto quello che doveva fare. Aveva ricostruito le nostre vesti, il nostro paese. L’azione era finita, cominciava l’amministrazione. Per tutto. E qui apparvero in tutta la loro forza impiegatizia e burocratica i partiti politici a praticare un’arte ben diversa da quella letteraria, di certo molto più potente, infinitamente più potente e forse utile, chissà? detta l’arte della politica, che nel nostro paese credo abbia dato i risultati più geniali del mondo. È ancora una volta il fine di duemila anni di amministrazione della Chiesa cattolica a cui siamo e saremo sempre ombelicamente legati. Con l’arte della politica il benessere, con il benessere il boom economico, il consumo, i consumi, la teologia televisiva. Non posso dire di non aver subito il colpo come è testimoniato nel mio romanzo Il padrone. Conscio, subconscio, realismo e Realpolitik, strategia e programmi entrarono a far parte della letteratura, l’aria, il vento della libertà, la polvere delle sue macerie e il battito del martello pneumatico cessarono e furono sostituiti dall’amministrazione, da quella che Montale chiamò «l’ora della focomelia intellettuale», dell’ «ossimoro permanente». Anche la mia ora è passata. Mi piacerebbe molto poter ancora testimoniare da scriptor privo di computer, nel modo che è stato riconosciuto come il mio stile, altre avventure del barone di Münchhausen, del marinaio Ahmed, del sottosuolo e del pavimento tout court. E forse, chissà se avrò sufficiente energia potrò farlo! Ma il mood è lontano, sempre più lontano e in ogni caso ce ne fu uno e uno solo. Forse invece non sarà più possibile perché se lo stile ha degli eredi, l’arte è come una farfalla, senza eredi e capricciosa, si posa dove e quando vuole lei. È inoltre un insetto, come tutti sanno a vita breve. Forse invece il momento è venuto che anche la mia opera di risibile scrittore venga infilata in uno scaffale, in quel millimetrato ossario che le compete.

 

[Goffredo Parise, Quando la fantasia ballava il «boogie», Adelphi]

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