Oriana Fallaci: una donna in guerra

Si sentiva più brava di Hemingway, portava le bombe a mano nascoste nei fasci dell’insalata, andò in Vietnam, Cambogia, Libano come un soldato, convinse un uomo a portare una sua foto sulla luna, non potendo portare lei, morì per qualche ora a Città del Messico, amò Panagulis, e poi si rinchiuse come Salinger, solo che non smise di scrivere e nemmeno di stupire. Voleva suscitare sempre emozioni forti, Oriana Fallaci, di essere una comparsa non le importava. Andare più in là degli altri e avere la storia migliore, questo contava. Nelle interviste, nei reportage, nelle opinioni era sempre in guerra, con i giornalisti, i lettori, i potenti, che sembrava collezionare, mettere in fila, oltre che in riga. Il suo era un mondo bipolare: odio e amore, il resto contava poco. Era una inviata da fango, quello delle trincee non dei giornali di oggi. Le piaceva stare al centro dei racconti e delle pagine, che riempiva di immagini, impilava facce, posti e colori, con passione. Leggendo sembrava di toccare pietre incastrate, come nei muri delle cattedrali. Potevi non condividere il suo sguardo ma non potevi non ammirare il ritmo, il montaggio, i dettagli. Una stratega delle sequenze, nelle sue parole non ci sono spazi grigi né pause, è un film concitato con inseguimenti e colpi di scena, il suo, per ogni capoverso c’è una fucilata, spesso diretta in faccia al lettore. È stata anche una donna di sentimento e non l’ha nascosto, con i libri “Un uomo” e “Lettera a un bambino mai nato”. Ha riversato tutta la sua ambizione in “Insciallah”, che doveva essere la sua Iliade. Poi arrivarono la guerra del Golfo dove era solo una star che le università americane studiavano e non più la cronista che bruciava tutto – dopo i suoi pezzi era inutile raccontare il personaggio che aveva intervistato, il posto che aveva visto – persino sulla morte di Pasolini fece di una impressione una pista, prima che davvero si arrivasse al delitto politico. Dopo l’undici settembre, con il suo libro “La rabbia e l’orgoglio”, tirò fuori un risentimento che stupì tutti ed entusiasmò moltissimi, ma era una Fallaci di natura diversa, non aveva niente a che vedere con quella che saltava da un elicottero all’altro e divideva i giornalisti in chi era stato in Vietnam e chi no. La donna che si apriva varchi nei reticoli del terrore aveva lasciato il passo, la pagina e la voce a un’altra, ammirevole perché fuori dal politicamente corretto che intanto aveva invaso i giornali, ma senza più le immagini significative, le storie irraggiungibili e la testimonianza del corpo. Sembrava che nell’impedimento di andare ci fosse la chiusura del suo sguardo, non potendo più vedere immaginava, tradendo se stessa. Nell’attesa di raggiungersi non si è superata né ripetuta ma si è snaturata.

Annunci
Contrassegnato da tag

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: