Mario Fossati, Fausto Coppi e la vita

Una notte, in treno, Fausto Coppi, tornando dal tour che aveva perso, disse al cronista ragazzino (Mario Fossati): «Caro Mario, ricordati: nella vita si ottiene tutto prima o poi. Ma tardi e male». C’è tutto Coppi in questa frase, e tutto Fossati, uno straordinario testimone dell’Italia sportiva e non: migliore in assoluto. Restituita con un linguaggio moderno, limpido, perfetto. Fossati non raccontava, fischiava. Era sopravvissuto alla campagna di Russia, per questo al ritorno amò tanto la spensieratezza degli ippodromi e la bellezza dei cavalli, andò dietro ai ciclisti e si perse per le strade, guardò salire sulle cime l’amico Walter Bonatti, bevendo con Nereo Rocco. La Gazzetta dello Sport lo “prese” perché abitava vicino a Fiorenzo Magni, e lui divenne la parte giudiziosa di Gianni Brera, mentre raccontava in auto le gare a Cavanna, il massaggiatore cieco di Coppi, mostrandogliele. Fossati era fatto di parole, che distribuiva con parsimonia e giustizia, mai una di più, mai una di meno, un equilibrio tra fatto e racconto. 

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