Mertens: a passo di milonga

L’esperimento Mertens è riuscito, Sarri ha avuto ragione. Gol dopo gol c’è stato un falò di dubbi, complessi, idee sbagliate e purtroppo anche di Gabbiadini “caduti alla panchina”. Aveva bisogno di spazio, gol e di una benedizione, Dries Baixinho Mertens, per consolidare il suo nuovo ruolo, e sono arrivati. Sette gol in sette giorni. Tre al Cagliari, quattro al Torino, ma non è tanto il quanto, ma il come: a fare la differenza. Veloce e concreto come Trezeguet, elegante e felino come Romario, imprevedibile e adattabile come Zola. Piccolino, con le caviglie snodabili, e tanta voglia di emergere. È ovunque, tocca e ritocca il pallone, nulla sembra muoversi senza il suo filtro, entra in ogni azione che porta ai cinque gol, compreso il rigore: che procura e realizza. E con l’ultimo gol – una palombella che lo proietta verso l’eccelso – Mertens riassume la sua prima meravigliosa parte di stagione: arte in movimento a passo di milonga. Scandisce il ritmo della partita, e la domina: cancellando il Torino in otto minuti. Prima piomba in area su cross di Callejon e gira in porta il pallone, oltre le mani di Joe Hart, anticipando tutti; poi si fa stendere da Barreca e dopo ribatte su rigore Hart, che prende a pugni il terreno di gioco con la rabbia e l’incoscienza di chi non sa che il peggio deve ancora arrivare; nemmeno il tempo di accorgersi della battuta: e Mertens raccoglie il pallone che il portiere inglese del Torino era riuscito a respingere, su tiro di Callejon, se lo inchioda al piede destro: sterza, tiro di sinistro, Rossetttini si oppone in scivolata, lui raccoglie di nuovo, finta e di punta fa il terzo gol. Esulta e sembra dire: vedete di che cosa sono capace? E quando tutti si sono calmati, dopo aver portato il Napoli in porta e al quarto gol, di Chiriches, con la collaborazione dell’instancabile Callejon, si iscrive alla ricerca dell’indicibile, si mette in scia dell’innominabile di stanza a Dubai, e con un piacere morbido, avvolgente, tipico dell’incoscienza di chi fa grandi cose e ci pensa dopo, segna ancora. Ma questa volta non per aggiungere di nuovo il suo nome tra i marcatori, no, ma per chiudere la discussione sull’attacco del Napoli. Dal vertice destro dell’area del Torino, spalle alla porta, si allarga con l’intera difesa di Siniša Mihajlović che lo segue – come il suo Belgio seguiva il dieci dell’Argentina a Città del Messico nel 1986 – e Mertens fa la porta girevole, ruota e calcia, e calciando disegna una parabola che solo a Napoli può rappresentare l’illustrazione della vita sociale, dei rapporti di forza col resto del paese, e della classe e della storie perdute, in attesa di farsi di nuovo Storia. Gol, Hart battuto per la quinta volta, e questa volta anche lasciato senza parole. Mertens non lo sa, ma si sta confondendo, mischiando, immergendo, in una suggestione sentimentale di un livello superiore: seppure giocando. La bellezza di quella parabola cancella definitivamente Gonzalo Higuain e il suo torto di andarsene alla Juventus, rimette in pari le aspettative dopo settimane di tribolazioni, e riaccende in modo furibondo le speranze per una stagione migliore di quella precedente. Il gol di Mertens libera squadra e città dalla pesantezza delle preoccupazioni domenicali, dalle promesse ruffiane, divenendo l’ammicco alla rincorsa. Alle spalle: in assoluto il gioco migliore visto in Italia dai tempi di Arrigo Sacchi, che ha assunto una rilevanza internazionale e che ha anche il suo esame europeo all’orizzonte, prenotato a nome Real Madrid. Mertens è il mondo nuovo, il sogno che cambia nome, la trasfigurazione che porta al movimento fuori dai mugugni, si riprende il cammino verso la vetta, l’avventura di poter tornare a sfidare la Juventus: giocando meglio. Mertens è l’altra risposta, quella che si era intravista nelle ultime settimane e che voleva un gol capolavoro per illuminare il tragitto di meraviglia. È arrivato, ha aperto un varco, divenendo la soluzione che mancava, l’uomo che rende il lavoro di Sarri: perfetto, o quasi.

[uscito su IL MATTINO]

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One thought on “Mertens: a passo di milonga

  1. […] incontro ai corsi di aggiornamento per conquistatori, anche se lui ha delle sere meno movimentate. Dries Mertens è un personaggio di Jean Giono, uno spadaccino; mentre Lorenzo Insigne – a sua insaputa – è […]

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