Serge & Whitney

La bellezza è irrilevante davanti all’indisponibilità, pensò Serge Gainsbourg. L’origine della riflessione era Whitney Houston. Rimasta a lungo, per lui, un pentimento. Se fosse stato sobrio, se avesse agito come al solito, invece, si fece prendere dalla frenesia e fallì. A sua discolpa va detto che quella sera Whitney era irresistibile e scosciata. Provarci era un dovere della specie, che bussava alla testa di Serge. Ma andò malissimo. Lei si offese davanti alla sua audacia, divenne altezzosa come una Nicole Kidman e scostante come una Brigitte Nielsen, condensando entrambe nel suo Whaaaaat? Lui passò come un ubriacone qualunque, uno da bar di Bukowski, o peggio uno da cantiere di Bandini. Chiunque si sarebbe offeso, non Serge, almeno non per quello che tutti videro in tivù. Lui si offese perché lei non rispose mai al biglietto di scuse che accompagnava un diamante e il mazzo di rose più grande mai visto nella suite occupata dalla Houston quella sera a Parigi. Lei non aprì mai quel biglietto, lasciò le rose appassire e fece restituire il diamante. Il biglietto venne preso da Marianne Bonnet, una cameriera dell’hotel, che ancora lo custodisce in segreto, ora che è vedova legge tutte le sere quei quattro versi e col tempo si è convinta che sì, la cosa la riguardava in quanto donna. Certi gesti praticati al singolare possono declinarsi al plurale basta cambiare la scena della storia e far passare del tempo. Per anni nei racconti di quelli passati nel suo hotel, ha liquidato la storia dei regali di Gainsbourg con: “Sai come sono queste donne di colore, da ricche diventano schizzinose”, omettendo il dettaglio del biglietto che accompagnava rose e i diamante. Era il suo segreto. Divenne il pentimento di Whitney, anni dopo, in un’altra suite, la 434 del Beverly Hilton Hotel, entrando in una vasca da bagno. Spogliandosi aveva notato il grosso mazzo di rose, enorme, e per un corto circuito la sua mente l’aveva riportata a Parigi, a Serge, al suo essere così decisa e dura, con quell’uomo che le piaceva, ma dal quale voleva essere prima adorata e poi scopata. Sarebbe bastata una conversazione normalmente ruffiana, come tutte quelle della tivù, e poi un drink, ma essere trattata come un oggetto l’aveva stizzita. E, ora, immergendosi nell’acqua calda, si mise a ripensare a come poteva essere Serge Gainsbourg standole dietro, forse chiedendole di cantare, forse no. Cercò di calcolare quanti anni fossero passati da quella sera, e da quanti fosse morto Serge, ma non ci riuscì. L’ultima cosa che vide fu un portasapone intarsiato che le stava sulla destra della vasca.

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3 thoughts on “Serge & Whitney

  1. rodixidor ha detto:

    Bello pensare sia andata così.

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