Estetica della disperazione

C’è una fatalità generica che conduce tutto nello stesso punto, con gli uomini che muoiono e le cose che restano. E non ci sono casi strani ma pieghe, avidità assortite e tristezze irrimediabili.   In sottofondo notiziari internazionali: «sia fatta la volontà di Dio». Rimane il pianto, unica lingua conosciuta. L’estetica della disperazione conserva la forza della scultura con tutto il suo carico d’incomprensibilità. Ci sono stanze, a volte – persino campi – d’inclemenza, e mai giustizia fino in fondo. Questa, si serve di gente che mangia carne in scatola davanti a brevi crepuscoli,  custodendo tutta vita: misteri banali. Impossibile precisare chi o cosa difendono. Li troverai a fumare davanti alle porte del dolore, senza dubbi sull’esistenza del proprio cuore.

photograph by bettmann-corbis

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