Il canto della città

Tra il primo e l’ultimo giorno di una vita

tra i lenzuoli che avvolgono i morti

gli alberi che crescono nelle piscine

il fiume che scorre tra la ruggine

dei rottami d’auto

indifesa cresce una speranza,

non ci sono leggi per chi si prepara ad uccidere

ma corpi e sangue e voci

infilati tra i normali pomeriggi

accesi dalla funebre luce dei neon

pianta dalle insegne dei supermarket

avvolta di fritto e traffico,

cammino ad occhi chiusi

conosco la strada d’asfalto e sampietrini

aspettando pixel e pallottole

di tribù lanciate alla mia conquista

armi e progetti per un bonus vitale,

nessuno spavento: passano in fretta

scorrono sotto la mia pazienza

capisco le loro intenzioni dai tatuaggi sulle facce,

Annibale, cantami ancora dei tuoi elefanti

e dei palazzinari che vennero dopo,

IO non ho paura delle sfide

ho cimiteri d’ogni tipo per il loro tempo

e pena per i sogni di gloria

vedo le pistole e i dubbi di chi spara

le vittime e i sacrifici, i burattini e i killer

la polvere sugli altari e i segreti

le ombre le bugie e le battaglie

le loro puttane e i loro innamoramenti griffati

li guardo lanciarsi da falchi e cadere da comete

trilli beffardi di sirene in vasca

segno amaro di lotta

accolti dal mare muto delle mie fogne.

IO sono viva,

nonostante loro e l’inferno della notte

i cadaveri e le offerte speciali

il mese dei monumenti e le piscine sull’Appia

le suite e gli attici e i culi e la roba

le gole tagliate e i senatori isterici

i premi letterari e le fighe depilate

i ministri e le crisi di governo

le nuvole sporche e le aiuole in disordine,

è la cicatrice profonda della mia Storia

a farmi male,

sono una Regina malata di sconforto egemonico

vittima di tranvieri e portantini

camerieri e pizzaioli

benzinari e vigili

tassinari e guardie svizzere

cinesi russi e nigeriani

e sullo sfondo opere in via di sviluppo

cantieri in ritardo per multinazionali in rosso,

che scavano e cancellano l’amore tossico

portandosi in Svizzera i farmaci di Sandro Penna

le braccia dei suoi fanciulli

gli stivali dei corazzieri

e il loro tempo perduto ad aspettare,

che poi è il MIO.

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