Il ritorno di Tony Credici

Beppe Gronchi aveva bisogno che la storia della scimmia Rihanna stupisse davvero. Ci voleva un regista capace di girare un film senza senso su Roma, e mentre creava le aspettative sul girato, impazziva a farsi venire un nome. Aveva provato a rimontare i vecchi film di Mario Schifano ma forse Bonito Oliva poteva ancora accorgersi del trucco, e non gli andava che la beffa finisse come una inchiesta su Cristo; aveva provato a mescolare Andy Warhol con Nanni Moretti, ma il risultato era un Muccino sensato; aveva cercato nei libri di Tiziano Sclavi una idea valida per continuare a stupire, ma niet. E quando disperato, sembrava pronto a mettere in rete quel poco che la scimmia era riuscita a girare: i tetti sghembi della Palmiro Togliatti – un prologo buono per Blob – da una bancarella gli era apparso Tony Credici, chi cazzo se lo ricordava più. Ma soprattutto era vivo? “Vita scritta da me stesso senza bucìe e cor finale a Ostia”, recitava il titolo sopra una serie di fototessere che lo ritraevano in ogni espressione possibile. Quando era uscito quel libro? Come aveva fatto a perderselo? Gronchi era cresciuto con le sue poesie, aveva visto quel poco che c’era in streaming del regista, i suoi film underground, e per un periodo aveva inseguito la sua storia, poi aveva letto che Credici ormai viveva a Bangkok e per un po’ aveva anche aspettato il grande racconto orientale, girava voce che stesse girando un documentario sulle pescatrici del Kowloon, ma poi nessuno lo aveva visto, e non c’era più traccia di lui in giro. Tony Credici per un periodo era anche stato quello da intervistare per ricordare Mario Schifano, anzi no, l’ultima volta, Gronchi, lo aveva visto in uno speciale su Victor Cavallo. Quanti anni fa?

 

«Ahò e ora che famo?» Disse er Polacco, mentre se stava a guardà er cazzo.

«E mo’ chiede a me?» Rispose Marcelino colla faccia sconcertata che c’aveva Falcao la sera che nun se l’era sentita de anna’ a tirà er rigore contro er Liverpool. Poi quasi sartellanno come gnente fosse successo, mentre s’accenneva ‘na Marlboro, buttò la sentenza:

«Te ce lo sai d’avecce ‘npiede più granne dell’artro?»

«Ma che cazzo stai addì?»

«La verità».

«Ma se ora c’ho ‘npiede solo».

«Appunto, t’hanno sbagliato la misura. Er meno è un dato de fatto. Rassegnate».

Erano du’ omini contenti e delusi, forse incanti da una città che bastava a tutti.

 

Gronchi rialzò gli occhi dal libro, ridendo, aveva davanti una vita così difficile da maneggiare che era stata cancellata: dopo due ore di Google e duecento telefonate non era venuto a capo di niente.

Tony Credici gestiva un bordello a Bangkok; Tony Credici non è mai esistito, Tony Credici è morto; Tony Credici era una invenzione di Schifano; Tony Credici era una idea di Carmelo Bene scritta per Franco Citti; Tony Credici che cazzo di nome era? Tony Credici forse all’anagrafe era Antonio Fiducia? Tony Credici era un progetto di Vincenzo Cerami che voleva l’evoluzione di Accattone e quindi ti conviene chiamare Roberto Benigni; Tony Credici era Maurizio Costanzo; Tony Credici sì, me lo ricordo, come sta? Tony Credici era un alieno, anzi era er marziano de Flaiano; Tony Credici Game Over; Tony chi? Tony Credici, tabula rasa; Tony Credici er Majorana der cinema? Starà in convento; Tony Credici ma de che stamo a parlà? Tony Credici se lo trovi fatte dà quer milione che me deve; Tony Credici ha fatto la resistenza; Tony Credici ha fatto il ’68; Tony Credici quello de’ foto de’ Pasolini nudo?; Tony Credici ha fatto il ’77; Tony Credici è diventato un lottatore di sumo; Tony Credici ma perché è tornato?; Tony Credici? chiedi al Papa; Tony Credici stava al “Mondo”; Tony Credici di Lotta Continua? Tony Credici ma de che anno parlamo?

 

Ecco, che anno era l’ultima volta che l’avevano intervistato in tivù? Chi erano i suoi amici?

Gronchi era tentato dall’appello su “Pissy Pissy” ma poi qualcuno avrebbe capito: ricerca di Tony Credici – grande film della scimmia, e in un attimo finiva come Unghias – il giornalista implacabile con la moglie battona, e la figlia pure.

Non restava che andare a Ostia, se Tony era tornato non poteva che essere là.

 

*

 

«L’unico film suo guardabile è “Monica a Fregene” anche se ha un finale falso, ti dà l’idea che Monica Vitti sia sprecata per lui, e poi due ore aspettando che lei vada a prendere un gelato con lo scrittore, sarebbero troppe pure per Scorsese».

«Non l’ho mai visto».

«E ti credo, non venne distribuito».

«E tu come l’hai visto?»

«Grazie a Nicolini, mi disse: stasera ti porto a vedere un pezzo unico. Poi ho capito che il pezzo era Tony Credici».

«Che impressione ti fece?»

«Pensai è Ray Milland nato a Ostia».

«…»

«Non te lo ricordi Milland?»

«No».

«Cerca e vedi, due gocce d’acqua, solo che una parla romano».

«Sto vedendo, in effetti, ma che cosa ti faceva pensare a lui».

«Sembrava Don Birnam, lo scrittore alcolizzato del film di Billy Wilder, interpretato da Milland».

«Non conosco nemmeno questo».

«Rimedia».

«Certo. Ma prima devo trovare lui».

«Io non l’ho più incontrato dopo quella volta, dovresti chiedere a quelli del “Manifesto” ».

«Ho chiesto ma niet».

«E allora non so che dirti, vai ad Ostia e chiedi lì».

«Ci stavo andando, poi mi è venuto in mente che tu potevi averlo conosciuto».

«E c’hai preso, ma non ho aggiunto niente».

«No, ma scherzi, ho due film da vedere». «Senti, ma il tuo sito non documenta la festa di questa sera?»

«Che c’è?»

«Il compleanno di Tortorella».

«Il mago Zurlì?»

«Ma no, il deputato del PCI».

«Me so confuso io vuoi che er popolo se ricordi?»

«Alzo le mani, davanti all’implacabilità di Gronchi».

«Oh».

«Eh».

«Grazie».

«Ma vedi d’annattene».

 

 

*

 

 

Due giorni, e Gronchi aveva trovato Tony Credici. A Ostia. Grazie ar Califanetto, appunto un Califano mignon, un nano che aveva fatto di tutto nella vita pur di non fare un cazzo, e vagando da un lavoro all’altro, da un posto all’altro, aveva persino fatto l’assistente di Tony Credici. A Gronchi trovare quello che il mondo romano della cultura aveva dimenticato era costato cento euro. Ed era pronto a cacciarne moltissimi de più, se Credici avesse accettato di girare il film. I cento sacchi a Califanetto erano stati ben spesi.

 

*

 

 

«Salve, come sta?»

«Bene, ho una sciatalgia che non curo».

«Immagino che glielo diranno in tanti, ma io sono un suo fan».

«Nun me lo dice più nessuno, nemmeno gli insonni, hanno smesso di mandarli anche di notte i miei film, nemmanco pe’ sbaglio».

«Vale che ho visto tutto quello che era recuperabile in rete?»

«Vale».

«Dimmi».

«Sono Beppe Gronchi di “Pissy Pissy”».

«Lo so chi sei, oggi pure se uno deve fa’‘a spesa se legge’ er sito tuo».

«Lei mi lusinga».

«No, ti sto dicendo che so quello che vuoi».

«Vabbè allora non devo dire niente».

«Dici, dici».

«Vorrei che lei girasse il film della scimmia, per fare una grande beffa».

«Uhm».

«Non le piace l’idea?»

«Uhm».

«Guardi che io posso darle tutti i soldi che vuole».

«Allora hai guardato e nun c’hai capito un cazzo».

«Non volevo offenderla».

«Ma te pare che me possa frega quarcosa de li sordi?»

«Ovvio che no, ma fanno comodo centomila euro per un cortometraggio, potrebbe fare un film vero. Guardi che li rimedio in mezza giornata, ho una fila di sponsor e di uomini e donne disposti a darmi quello che chiedo».

«E nun te fa schifo?»

«Certo che sì, e più mi fa schifo più prendo».

«A regazzì te sei strano».

«C’ho so».

«…»

«…»

«…»

«…»

«Allora che fa lo gira sto’film?»

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