Karl “old” August

Quando avevo 17 anni ho riscritto tutte le canzoni di “Jesus Christ Superstar”, poi ho riscritto l’“Amleto” di Shakespeare ambientatolo nella mia città, e capovolgendo l’assetto economico dei protagonisti, infine, dopo aver riscritto anche “Tamburi nella notte” di Brecht dando una luce diversa e infilandoci Basquiat, sono andato dai miei genitori ed ho chiesto: «Secondo voi sono pronto per il teatro, o è ancora presto?». E loro mi dissero, guardando il lavandino: «Ci sono i piatti da lavare». A casa mia c’erano delle priorità da rispettare. Dopo, però, venne la “Tempesta”, no, nessun uragano, ma l’opera teatrale, riscrissi quella: ambientandola ad Ellis Island, tra uomini e donne della vecchia Europa. Mi piaceva molto riscrivere Shakespeare. Fu mentre riscrivevo “Riccardo III” che incontrai Mister Rubin. Chi era? Il proprietario dell’“Old Tokyo”, che non era un teatro, ma una impresa di pulizie. Lui aveva letto dell’ossessione dei giapponesi per la pulizia, e aveva pensato di usare quella notizia. Ogni volta che si presentava, raccontava il nome, e l’idea, e poi ammiccando portava a casa il lavoro con un rassicurante: non ve ne pentirete. Io che avevo anni di allenamento a casa, tra piatti e messa in ordine, ero convinto di farcela, ma a convincerlo più che le mie capacità fu il taglio sottile dei miei occhi, per lui ero un mezzo giapponese e questo arricchiva la sua storia. Avevo 18 anni e un lavoro sicuro, mentre cominciavo la riscrittura di Miller. Per tutti ero Karl “old” August, per via della “Old Tokyo”, e a me quel suffisso piaceva, mi dava una dimensione precisa, come un vero personaggio. Non avevo smesso di studiare il piano, che comprai a rate con lo stipendio di Mr Rubin, e studiando studiando avevo scritto il mio primo musical, senza nessun legame con gli altri, certo avevo inserito un mucchio di rimandi alle mie riscritture delle vecchie commedie, ma perlopiù si trattava di un inedito. Nei fine settimana mi chiudevo nella mia nuova casa e mi dilaniavo interpretando i 144 personaggi del mio musical, ma verso dopo verso, nota dopo nota, ottenevo una sorta di redenzione canora che i miei colleghi cercavano nell’alcol. Niente è così osceno come una redenzione, per questo ho paura a parlarne ancora oggi, ma so che voi capirete, io ero fatto per Broadway, era quella la mia chiesa e in un modo o nell’altro ci sarei arrivato. Dopo sei mesi di prove, mi presentai dai miei genitori e chiesi: Secondo voi sono pronto per il teatro, o è ancora presto? E mio padre, credo interpretando anche il pensiero di mia madre, che annuiva mentre lui rispondeva, mi rispose: «Ma per quale cazzo di motivo chiedi ‘ste cose a noi, prima di cena?» Era una giusta osservazione, anche perché a casa mia ci sono sempre state delle priorità da rispettare e la cena senza problemi è sempre stata in classifica. Non fui più lo stesso dopo quella risposta, avevo sempre considerato il parere dei miei genitori vincolante, e all’improvviso scoprivo che loro avevano altre priorità, che peraltro anche se non condividevo potevo comprendere. Questo creò uno scompenso che mi portò indietro, alle riscritture, decisi così di lavorare su Beckett, che avevo ingiustamente trascurato. Ma più riscrivevo più mi venivano idee per nuove canzoni di un nuovo musical, questa volta basato solo su 24 personaggi, immaginando anche le scene questa volta, e scrivendo ogni minima idea e creando un quaderno a parte solo per i suggerimenti alla regia. Insomma, stavo crescendo, cominciavo a preoccuparmi anche dei dettagli. Avevo anche un serio problema con la commozione, quello che scrivevo mi toccava al punto che dovevo spesso interrompere l’esibizione – sì, lo so ero da solo e nella mia stanza, ma tecnicamente era comunque una esibizione o un preludio, un inizio di esibizione – e tendevo ad eliminare le parti toccanti, creando uno scompenso emozionale nel mio musical. È difficile trovare la strada mentre si canta e immagina una storia, sarà per questo che alla fine son rimasto fermo a scrivere e riscrivere senza andare da nessuna parte.

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2 thoughts on “Karl “old” August

  1. rodixidor ha detto:

    James Rhodes, ma chi è costui?

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