Il normalizzatore

Con l’abbandono della Rai da parte di Fabio Fazio, si era creato un vuoto apparentemente incolmabile. Poi però, il direttore di rete ha chiesto ad Enrico Vaime una soluzione, dopo aver fatto un tentativo con Angelo Guglielmi. L’idea è stata: «proviamo con il mio commercialista». Tutti pensavano a una soluzione fiscale che scavalcasse il tetto degli stipendi che tanto aveva infastidito anche Michele Serra, passato a Sky – embedded – con Fazio, e, invece, Vaime pensava proprio a una sostituzione con uno sconosciuto, affidare il Talk a lui. Dopo lo scetticismo iniziale, in preda alla disperazione, hanno fatto una puntata pilota con la conduzione di Manlio Meniconi, che è andata benissimo. Ascolti da Nazionale ai mondiali, ma tutti in Rai hanno pensato, dietro le telecamere, è l’effetto novità, solo che poi si son fatti vivi gli sponsor, e allora hanno compreso il miracolo. Meniconi ha infilato una serie di weekend positivi dialogando con Claudio Magris delle assemblee di condominio e della ripartizione delle quote, fino a far ridere lo scrittore; discutendo con Salman Rushdie dello straniamento che si prova nel cercare le sogliole surgelate a Velletri come a Londra; sfidando a braccio di ferro Pierfrancesco Favino; giocando di calembour in un francese maccheronico con Stefano Accorsi; ballando con Rihanna; e soprattutto portando il suo amico poeta Francesco “Stecca” Santoni a monologare al posto di Roberto Saviano, presenza che ha segnato l’ingresso della fregna su Raitre in prima serata. Al posto della Littizzetto ora c’è una pianta grassa di nome Wanda, con la quale Meniconi dialoga – altra idea di Vaime. Una rivoluzione sancita dagli ascolti, che non sono mai calati. La trasmissione non ha cambiato linguaggio, lo studio è sempre quello, il nome pure, solo che Meniconi risulta autentico dove Fazio recitava, e la leggerezza ha invaso le case degli italiani. Meniconi è semplice, più di Insinna e simpatico come solo Vianello, al quale somiglia anche fisicamente, non ha appartenenze, ha dichiarato di aver votato tutti, e la sua storia è finita su Le Monde e quindi direttamente nella casa parigina di Fazio, rovinandogli la colazione – al conduttore non era mai capitato di avere una doppia pagina con apertura in prima –, il titolo era facile e giocava con i romanzi di Daniel Pennac su Malaussène, “Monsieur Meniconi”, il resto era da Diario minimo di Umberto Eco, ma a firma di Bernard-Henri Lévy. «Il conduttore improvvisato col talento da Pippo Baudo» aveva scritto Aldo Grasso, guadagna solo diecimila euro, e si dice soddisfatto, anche perché dopo aver raccontato delle sue partite a calcetto in una serata speciale su Francesco Totti, l’Adidas e la Nike gli hanno offerto di diventare loro testimonial, lui: ci sta pensando su, come ha dichiarato ad Aldo Cazzullo che è andato ad intervistarlo, lasciando trasparire la sua gioia per questa nuova inaspettata carriera. Sancita persino da Massimo Gramellini che ha parlato di «un vuoto rischiarato dal desiderio del pubblico che ha trovato una risposta come i gattini abbandonati una casa». E Meniconi ha ovviamente aperto una nuova stagione, quella dei normalizzatori, portando finalmente la Rai agli italiani.

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4 thoughts on “Il normalizzatore

  1. rodixidor ha detto:

    E vai … 🙂

  2. Karis63 ha detto:

    “Un’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. 🎩

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