Ismail Kadare: Boncompagni e la Carrà fecero cadere il regime di Hoxha

Abbiamo raggiunto al telefono a Parigi: Ismail Kadare, per commentare con lui la scomparsa di Gianni Boncompagni. Il grande scrittore, poeta, sceneggiatore albanese ha più volte ribadito l’importanza della tivù italiana e in particolare di quella fatta da Boncompagni per la caduta di Enver Hoxha.

Come ha saputo della morte di Boncompagni?

«Ero in viaggio, e molti compagni di dissidenza mi hanno mandato messaggi. Per noi, lui era l’uomo della libertà, rappresentava tutto quello che desideravamo. Dietro le sue canzoni d’amore – che non esisterebbero senza il connubio con Raffaella Carrà – c’era la nostra voglia di libertà».

Sa che in Italia la critica non li prendeva in considerazione.

«Non potevano, avevano già tutto quello che a noi mancava. Noi ci leggevamo un messaggio di ribellione, non ho vergogna a raccontarlo, l’ho anche detto in un consesso più importante come l’Académie des sciences morales et politiques quando ci chiesero di individuare le spinte che portarono alla caduta dei regimi comunisti, io feci il suo nome e quello della Carrà, ma con quelle canzoni e quella tivù solo apparentemente leggera, ho capito la supremazia dei sentimenti sulle idee. La letteratura autentica e le dittature sono incompatibili, lo scrittore è nemico naturale delle dittature, ma soprattutto è l’artista, e nessuno lo era più di Gianni, che libera dall’oppressione col gioco, non smetterò mai di scriverlo, ripeterlo, ribadirlo».

Anni dopo ha conosciuto Boncompagni?

«Sì, con Gianni si rideva molto, aveva sempre un episodio surreale da raccontare, e fu molto contento quando gli chiesi di venire a presentare “Il palazzo dei sogni” a Roma. Pensi che quando gli ho raccontato che “a far l’amore comincia tu” era il motto di noi dissidenti albanesi ha riso con le lacrime. Grazie a lui ho conosciuto Raffaella, che per me è come aver incontrato Samuel Beckett. Gli sarò grato per sempre, non a caso a loro due è dedicato “L’identità europea degli albanesi”. Tra di noi nata subito una sincronia, poi divenuta amicizia fraterna che abbiamo coltivato negli anni. Tra di noi c’erano dei riti».

Tipo?

«Ogni volta che assegnavano il Nobel e non a me, lui mi chiamava e diceva: Vedrai l’anno prossimo è il tuo, e io rispondevo: A far l’amore comincia tu. E lui sganasciandosi di risate mi raccontava ancora una volta della storia di Salvatore Quasimodo a Stoccolma».

L’ultima volta che l’ha visto o sentito?

«Qualche mese fa, l’ho chiamato io, perché non si faceva sentire da tempo. In questi anni gli ho sempre mandato i miei libri in diverse versioni, non ho mai capito quante lingue parlasse veramente né quante bugie dicesse a proposito delle cose che conosceva, non mi è mai importato. Era un uomo di immaginazione. Comunque mi ha detto che stava male con una voce flebile e in francese, e io ho pensato che fosse uno dei suoi scherzi, invece era un modo per mascherare la verità».

Ma chi era Boncompagni?

«Un bambino dispettoso, che non ha mai smesso di giocare. Un uomo aldilà delle ideologie e della morale, proprio perché fanciullo. Mi mancherà la sua voce, i suoi scherzi, e le soprattutto mi mancheranno le sue risate. Mi batterò per fargli avere una statua e una piazza a Tirana, non sarà difficile».

[foto di Sandro Sbàrbati, che ritrae Boncompagni e Carrà all’aeroporto di Tirana]

Advertisements
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: