Per riappacificare i Mandela si sono mossi pure i Caschi blu dell’Onu

Dovevano essere i Kennedy invece sembrano i Sopranos. I Mandelas che litigano per tutto: dal marchio del vino a quello dell’abbigliamento fino al posto dove seppellire il nonno Nelson, lasciano pensare a scenari alla Kusturica con inseguimenti, risse, ricorsi in tribunale, vajassate napulitane made in Soweto e per giunta sotto gli occhi del mondo. Una soap opera, un grande romanzo popolare, una telenovela in stile Nollywood o una serie comica della Hbo (scegliete voi): più la gente prega e si preoccupa per Mandela più loro inaspriscono gli scontri per il dopo, più gli Obama ricordano il suo esempio e la sua tenacia più loro la buttano in caciara. Il punto è dove seppellire Mandela se a Qunu o a Mvezo, e mentre la famiglia si divide con Madla (nipote prediletto) una sorta di rapper senza musica, potenzialmente un capo gang, nella realtà un Lapo nero, e dall’altra la zia Makaziwe che manca solo segni il meteo del Sudafrica. La tv e i siti sudafricani ne hanno fatto un sondaggio, ed è anche partita la prima riffa per la tomba di un capo di stato. Oltre le scommesse che da Singapore a Città del Capo quotano le possibili destinazioni della salma di Mandela.

Su ogni canale scorrono le immagini dei due cimiteri, per mostrare a chi non li conosce quale sia il migliore per Madiba, con servizi che ne illustrano i pro e i contro. Il presidente Zuma dopo aver cercato di calmare gli animi, provato una ricomposizione chiamando le parti a un tavolo che sembrava Camp David, si è arreso. E ha chiesto all’Onu di mandare un piccolo drappello di uomini e un emissario, ora Mandela ha un piantone di caschi blu fuori dalla stanza dell’ospedale, e c’è il commissario Navi Pillay che discute con i delegati delle parti oltre che con i medici. Scartata subito l’ipotesi Bin Laden: gettare in mare il cadavere. Si è aperta la discussione sulle altre possibili destinazioni del grande leader. Imbalsamato a Mosca, Putin si è detto pronto a tutto ma ha chiesto al Sudafrica di prendersi Lenin, Limonov, Kasparov e Carrère, promettendo come guardiani del grande mausoleo una formazione difensivista schierata da Fabio Capello con Guardie rosse guidate da Gérard Depardieu, ma dopo due giorni di discussione (durante i quali Mandela è morto sette volte) la consorte dell’ex presidente, Graça Machel, ha bocciato la soluzione russa trovandola “geograficamente distante”.

Si è passati allora all’ipotesi cinese, leggermente invasiva, il presidente Xi Jinping ha proposto di radere al suolo il Tibet e di donare il paese al compagno Mandela, ma le figlie della seconda moglie, Zenani e Zindzi, hanno respinto con forza questa soluzione perché “astrologicamente errata” (mentre si discuteva la proposta cinese Mandela è morto 15 volte). La proposta americana, supportata da Al Gore si prefiggeva di portare Mandela ancora in vita in Alaska e di ibernarlo, col supporto di un parco a tema, con gadget a 50 per cento con la famiglia e la possibilità di riportarlo in vita in un tempo migliore come insegna il cinema di Hollywood: questa che sembrava la soluzione capace di mettere d’accordo tutti, anche i 17 nipoti, alla fine si è trasformata in una direzione del Pd, quando si è trattato di votare, proprio i 17 nipoti hanno fatto mancare la maggioranza. Al Gore si è dimesso (non si è capito bene da cosa) e ora è un predicatore battista in Texas. Nel momento peggiore della trattativa Julian Assange in una conferenza stampa per soli giornalisti sudamericani ha annunciato che Mandela è uno zombie e per questo qualunque posto non basterebbe a non farlo tornare, e ha poi mostrato diverse e-mail tra il vecchio leader e George A. Romero. Repubblica ha lanciato le dieci domande a Mandela, e la Boccassini ha incriminato il povero Mandela per “mentite spoglie in più ambiti e su più fronti”, poi le hanno spiegato che sebbene fosse un ex presidente sposato tre volte, il crimine non era stato commesso sul suolo italiano e si è dovuta rassegnare all’archiviazione.

Intanto Mandela è risorto per la 43esima volta e senza mai aspettare il terzo giorno. A questo punto è intervenuto il vecchio Fidel Castro, come esperto in materia, ha ricordato l’importanza della sanità cubana certificata dall’esperto Michael Moore, e si è proposto come curatore unico del corpo del Santo, facendo trasparire una eventuale estensione anche al sudafricano della sua immortalità. In pratica ha detto: se lo portate qua campa altri cento anni, in cambio Raúl diventa copresidente del Sudafrica con delega al mercato dei diamanti. Sembrava fatta, persino Zuma (quello che ci perdeva di più) aveva accettato, ma i Mandelas no, hanno respinto la soluzione Castro, ed è ricominciata la rissa. Mentre si vagliava l’ipotesi cubana Mandela è morto solo due volte, e il popolo sudafricano ha preso la cosa come un assenso ma è servito a poco, le discussioni sono proseguite. Visto lo stallo si sta pensando all’ipotesi Mossad: irruzione, rapimento e consegna di Mandela al governo svizzero, come patrimonio dell’umanità. L’operazione partirà appena si troverà l’accordo con Steven Spielberg per filmare l’azione. Il New York Times ha ricevuto un comunicato a firma Andy Kaufman: “I Mandelas non sono una mia invenzione lo giuro su Thabo Mbeki”.

 

[uscito su IL FOGLIO, 9 Luglio 2013, lo pubblico in occasione del Freedom Day sudafricano, perché Mandela sapeva giocare]

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