Gli stivali del campione

Avevo sedici anni, quando rubai gli stivali del campione, lucidi più degli scarpini, erano nel nostro spogliatoio, e a Newcastle pioveva, no, non li misi ai piedi – erano tre numeri più grandi – ma nello zaino, e portandoli a scuola, nell’intervallo, li mostrai ai compagni. Come e più della Coppa Campioni, erano un trofeo, tutti conoscevano quegli stivali. E no, non mi vergognai del furto. Anzi, mi parve l’unica cosa da fare. Erano giorni che ci pensavo, ad ogni allenamento accorciavo la distanza tra me e loro, esplorando tutte le implicazioni possibili fino a cadere nel possesso. Nel tragitto dal campo alla scuola era come avere il ghiaccio nella borsa. Misurai la presenza delle cose. Ed ebbi paura. Ma poi, sotto al banco, il ghiaccio divenne altro, un bottino prezioso di stelle e anche un album di figurine intero, quello dell’anno ancora da venire. Ogni volta che li toccavo mi sentivo padrone di un impero. A cena volevo rivedere gli stivali di Kevin Keegan, sentirne la magia, e mi accorsi che ne mancava uno, di sicuro perso sul bus,  disperato confessai e con mio padre andammo alla stazione centrale, e poi al deposito, cercammo in tutti i bus ma dello stivale nessuna traccia, chiedemmo a tutti gli autisti che incontrammo, ma niente, piansi tutte le lacrime che avevo, le mischiai ai sedili, e anche a quelle di mio padre. A Newcastle pioveva ancora. All’alba tornammo a casa a Gateshead, sconfitti, come chi perde il biglietto della lotteria, e più poveri di prima. Mia madre, che aspettava sulla porta, aveva la faccia insopportabile di chi sa come vanno le cose, e io quella di un vitello, volevo sprofondare, uccidermi, lasciarmi maltrattare, invece, c’era una torta, una torta al cioccolato. Che non mangiai. Mio padre provò a rassicurarmi, a convincermi che non era così grave, anche se lui più di me conosceva l’importanza di Keegan e di conseguenza quella dei suoi piedi e quindi dei suoi stivali.

Mi chiamo Paul, Paul Gascoigne, e sono il ragazzo che rubò gli stivali del campione, e no, non gli riportai indietro quello che rimaneva, né ritrovai quello che mancava.

 

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