Archivio mensile:luglio 2017

Almeno un milione di vasche

Ciò che canta non muta, neanche quando cade. Federica Pellegrini vince ancora una volta la medaglia d’oro, sette volte su otto mondiali, nei 200 stile libero. È ancora una volta campione del mondo a 28 anni (quasi 29, li compirà il 5 agosto), come il Roger Federer che a 36 vince a Wimbledon, nuotando in testa all’americana Katie Ledecky (un vero squalo, la prima volta che viene battuta in una gara individuale) e all’australiana Emma McKeon, argento ex aequo. Continua a leggere

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Gli abusi della carpa Nan Ch’ai

Bei tempi quando in “Ovosodo” di Paolo Virzì, il protagonista del film, Piero Mansani, usava all’esame di stato Stefano Benni, insieme al tridente McEwan, Pazienza, Mandela, per denudare la sua commissione. Oggi, Benni, non è spendibile come scrittore fuori dal comune, perché le sue storie sembrano telenovele: c’è sempre qualcuno che ricorda qualcosa dei suoi libri precedenti, una riemersione continua, tra déjà-vu, refrain e citazioni: una pioggia di bennismi. Anche l’ultimo, “Prendiluna” (Feltrinelli), è modellato sui precedenti, un po’ come “Alien”, “Guerre Stellari”, o le vecchie serie tivù tipo “Starsky & Hutch” o “Happy Days”: che potevi vederle già iniziate e capivi comunque. In Benni c’è sempre una missione da compiere, accompagnata dalla follia aromatica cinese di visionari chiusi in manicomio, con corone di musicisti stile Thelonious Monk, Continua a leggere

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Pelosi-Pasolini: due croci, una sola spina

Quella Pino Pelosi è una morte che ne cancella un’altra, come un’onda del mare si porta via anche la verità sul poeta Pierpaolo Pasolini che era scritta su una spiaggia di Ostia. Con “Pino la rana” – morto al Policlinico Gemelli a 59 anni a causa di un tumore – scompare l’istinto affannoso di una Roma lontanissima, quella delle borgate, proprio mentre arriva la sentenza di una Roma moderna – di Carminati, e Buzzi –, e col buio di un ragazzo di vita se ne va anche l’ultima possibilità di sapere veramente come è morto un pezzo della nostra storia. Continua a leggere

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Un paese meraviglioso

C’erano cinque case, poi dieci, poi venti, in estate scoprirono che era un posto pericoloso, un ragazzo si muoveva tra quelle case, alla ricerca di emozioni, e, no, non seguiva le correnti d’aria e nemmeno i profumi delle cucine, ma il suo istinto. Aveva occhi scuri e nessuna pietà. Fu così che arrivò alla forca. Era quello il senso di tutto, anche se il Presidente ancora oggi dice il contrario.

Curzio Malaparte: rimescolatore di idee con casa da cinema

Tradita dal tempo, si presenta con un rosso stinto, pallido, domato, Villa Malaparte. Timida, si alza dalle rocce di Punta Masullo. Smesso il suo colore, perde esuberanza, svelando a tutti l’età. La sua bellezza formale rimane intatta, nonostante le pareti sbucciate, le finestre prive d’infissi e le impalcature che le fasciano i fianchi. Ma non spicca più come una nave capovolta finita in secca. Decadente, aggredita, guarda il mare incresparsi. La vegetazione, lenta l’avvolge. Cinge. Si allunga, provando un abbraccio. Considerata una delle costruzioni più strane e affascinanti del mondo occidentale, ora è solo un luogo d’artista, silenzioso e mesto. Memoria di ciò che è stato. Una solitaria vetta di culto. Chiusa, da conquistare in clandestinità, da spiare. Continua a leggere

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