Cognetti e i rumori di swing del Neolitico

Scappa dalla città, Paolo Cognetti, per trovare la montagna, scambia Rigoni Stern per Sai Baba e scrive: “Otto montagne” (Einaudi). Da New York al Monte Rosa, dai grattacieli alle baite, insegue la nobiltà dei muri a secco, la stabilità delle pietre angolari e ci fa capire che è un altro degli intossicati da Thoreau, scoperto via Krakauer. Tra cime e valli, boschi e ciuffi d’erba, fiumi e rododendri, rovine e un piccolo paese, Grana, crescono due ragazzini: Pietro il protagonista, stessa barba dello scrittore, qualche arrampicata e molta malinconia, e Bruno “nato per fare il montanaro”: insieme costruiscono una casa e poi cantano, uno va in giro per otto montagne l’altro si arrampica sul monte Sumeru; marzialità e anarchia, recitando Ammaniti che dai campi di grano viene deportato sulla neve, con innesti di Battiato dal Nepal che si mischiano a Bookchin, perdendo Buzzati e sognando più Corona del Fenoglio dichiarato nelle interviste. Purtroppo per Cognetti non c’è la guerra, e manca il recupero della Natura che servì al “Sergente della neve” per tornare alla vita: qui ci sono anime belle e un candido in una scatola di cartone che mendica alture per capire suo padre “tra sbuffi d’umidità”. Nonostante gli sforzi descrittivi – più paesaggio che in tutti i quadri di Turner – non riesce mai a usare le montagne come Dickens usava la nebbia. Nella mamma del protagonista si vede Valeria Bruni Tedeschi in versione spendi spandi bontà, il padre è un Bentivoglio che fa domande da Jodorowsky e lascia messaggi sulle cime. Di ironia nemmeno a parlarne, a prevalere sono l’epica e la verità della montagna: sopra i duemila metri non ride nessuno, ma Cognetti non è Bonatti. Almeno non diventerà azzurro di sci.

 

[uscito su IL MESSAGGERO]

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3 thoughts on “Cognetti e i rumori di swing del Neolitico

  1. rodixidor ha detto:

    Che c’hai contro Valeria Bruni Tedeschi ?
    Sarai mica tra quelli che in fondo pensano che sia la sorella sbagliata ? 😉

  2. Least ha detto:

    A un certo punto scatta questa mitopoiesi delle infanzie mediocri degli scrittori/trici mediocri, dei loro padri mediocri… cosa vuoi mai che ne esca?
    Evviva per le Sorelle M. invece!

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